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Diritto d’asilo: Fondazione Migrantes, “nell’Ue e in Italia creare canali legali non solo per chi è in fuga ma anche per chi è in cerca di lavoro”

Per quanto riguarda l’Europa la ricerca della Fondazione Migrantes sul dirito d’asilo, presentata oggi a Torino, chiede la creazione di canali di ingresso legale nell’Unione europea e in Italia, “non solo per chi è in fuga ma anche per chi è in cerca di lavoro”. Questo si può realizzare attraverso diversi strumenti, “già sperimentati in varie situazioni internazionali: canali umanitari; permessi umanitari e temporanei rilasciati nelle ambasciate dei diversi Paesi europei all’estero; programmi non eccezionali ma stabili di resettlement (spostamento) tra i campi profughi più vicini alle zone di conflitto e i diversi Paesi europei; facilitazione e rapidità dei ricongiungimenti familiari tra chi in Europa e nel nostro Paese ha già una forma di permesso (sia esso di lavoro o umanitario, o di protezione internazionale): cosa che sarebbe già legalmente possibile ma che spesso incontra numerosi ostacoli, ritardi e malfunzionamenti soprattutto burocratici. È un passaggio – si legge – estremamente importante. Perché, in realtà, solo costruendo maniere legali di ingresso nell’Unione e in Italia avremo la capacità di contrastare i trafficanti e i terroristi e di esercitare una verifica più puntuale dell’identità di chi è in fuga, di chi ha bisogno di entrare in Unione Europea e in Italia per ottenere una legittima protezione internazionale”. Inoltre occorre superare “definitivamente” il Regolamento di Dublino, che oggi “non solo è obsoleto, ma non affronta il problema in modo propositivo aiutando a una distribuzione equa e giusta tra i diversi territori dell’Unione”. Per la Migrantes occorre arrivare a “costruire un sistema d’asilo europeo, con quote nazionali di domande d’asilo che siano di competenza di ogni Stato. Questo sistema dovrebbe tener conto anche dei legami che le persone in fuga e richiedenti asilo potrebbero avere con un paese specifico, sia per ragioni linguistiche e culturali, che per la presenza di reti familiari o amicali che potrebbero favorirne il percorso di autonomia”. Tra le proposte anche “sanzioni” e “messa in discussione della legittima appartenenza all’Ue” per quei paesi dell’Unione europea che non volessero accogliere “persone in fuga da guerre e violenze, anche una volta verificato che non rappresentino un potenziale pericolo”.
E ancora l’introduzione di “standards unici nell’Unione europea, non solo riguardo alle definizioni, procedure e accoglienze dei richiedenti asilo, ma anche nella creazione di strumenti comuni di accompagnamento all’inserimento e all’autonomia”. Per la Migrantes occorre anche smettere di “negoziare accordi bilaterali con referenti politici di paesi che non rispettano i diritti umani e le convenzioni internazionali al fine di diminuire il numero delle persone in fuga da quei territori. Impegnarsi, invece, a non vendere armi alle fazioni in conflitto e cominciare a fare una seria politica di pacificazione nel mondo, agendo quindi non già sulle vittime ma sulle cause reali che obbligano le persone a fuggire abbandonando le loro case”.

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