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Dat: dagli ex pazienti in coma un appello a “lasciare vivere”

C’è chi ha ripreso una vita normale da professionista e chi comunica con più fatica. I pazienti usciti dal coma intervenuti questa mattina alla conferenza stampa promossa da Pro Vita sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) hanno in comune una volontà di ferro e molta voglia di vivere. “Per colpa di un incidente stradale sono entrato in coma – ha raccontato Roberto Panella -. Mi sono risvegliato dopo tre mesi. Chi ha vissuto il peggio della storia è stata mia madre. All’inizio i dottori dicevano che non c’erano speranze. Un’infermiera disse che era inutile insistere. Ma alla fine ho vinto io”. Pietro Crisafulli, invece, ha realizzato un film sul fratello Salvatore, risvegliatosi dopo due anni di coma. “Vorremmo aumentare la sensibilizzazione sul tema – ha detto – e in futuro aprire un vero centro risvegli in Sicilia”. Sara Virgilio, biologa ed ex atleta, si dice felice della sua vita oggi. “La difficoltà – ha affermato – è per i pazienti comatosi che non possono dire ‘lasciatemi vivere’. Non può decidere il medico se io devo vivere oppure no”. Per Massimiliano Tresoldi, vittima di un incidente stradale nel 1991 che ha danneggiato gravemente il cervelletto, ha parlato la madre: “Nonostante il giudizio dei medici che lo davano per spacciato – ha spiegato -, l’ho portato a casa. È rimasto dieci anni in stato vegetativo poi nel 2000, quando ero arrivata alla disperazione, ha ricominciato a muovere la mano e per prima cosa ha fatto il segno della croce. Da quel momento ha iniziato a comunicare con noi usando la mano, poi piano piano ha emesso le prime vocali. Ora – ha concluso – dobbiamo superare la paura di parlare con gli estranei ma ce la faremo”.

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