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Bioetica: mons. Paglia (Pav), “oggi l’uomo persegue un sogno di onnipotenza”

I membri del Centro nazionale di bioetica della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, si sono incontrati in questi giorni a Dallas (Texas), nel loro “Workshop” annuale, con vescovi ed esperti. Ne dà notizia “Avvenire” che riporta anche l’intervento dell’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita e cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II. Dopo la sua prolusione e l’introduzione del presidente del Centro di bioetica, John M.Haas, i lavori sono entrati nel vivo affrontando la questione transgender, letta da vari profili come espressione di un’identità sessuale spezzata, fonte di profonde sofferenze per la persona coinvolta e per la sua famiglia. Monsignor Paglia, si legge sul quotidiano, ha riportato l’attenzione su una nuova cultura della vita capace di “ricostruire” un’antropologia adeguata per le sfide contemporanee, non “di entrare in conflitto” con realtà che non conosciamo. Prima di individuare i “nemici”, impariamo a conoscere i compagni di strada. “La Chiesa ha un grande tesoro di sapienza umana – ha detto il vescovo – che può ispirare un nuovo umanesimo nei confronti di in tutte le culture”. Mons. Paglia ha richiamato l’esigenza di un attento discernimento dei segni dei tempi, senza atteggiamenti rigoristi e senza nascondersi le negatività. “Oggi l’uomo, come impazzito – ha sottolineato – insegue un sogno di onnipotenza, illudendosi di poter ristrutturare a suo piacere” il legame indissolubile che unisce il matrimonio tra uomo e donna all’idea di famiglia e all’essenza della vita. Nella necessità di individuare le sfide etiche che ci attendono e di offrire risposte inclusive, il presidente della Pontificia Accademia per la vita ha messo in luce tre punti chiave: lo sviluppo della medicina preventiva, la pretesa di gestire tecnologicamente la generazione umana, la difficoltà di parlare di natura umana in modo non solo difensivo. Problemi enormi che impongono una nuova cultura, in grado di andare oltre i limiti imposti dagli orizzonti culturali e linguistici della tecnologia per “aprirci a un nuove senso di responsabilità per la costruzione di sempre nuove alleanze con persone, culture e religioni, unite nel proposito di non voler assistere al tramonto del sole sull’umanità”.

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