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Card. Martini: mons. Busti, “forte e al tempo stesso dolce”

“Una personalità forte e al tempo stesso dolce. Se nella sua statura, nel suo portamento, sembrava freddo, distaccato, in realtà, invece, è sempre stato un uomo che viveva dentro la realtà umana della gente che lui amava incontrare e ascoltare”. È il ricordo del card. Carlo Maria Martini nelle parole di monsignor Roberto Busti, vescovo emerito di Mantova e già collaboratore e portavoce dell’arcivescovo di Milano dal 1982 al 1991. “Ho trovato in lui – annota Busti, parlando al Sir – un uomo saggio, capace di comprendere, ironico e sagace, con una ricchezza dentro di sé, che partiva sempre dalla Parola di Dio e misurava la sua vita sul servizio alla Parola”. Il vescovo sottolinea l’inizio dell’episcopato ambrosiano di Martini, “con i primi 5 grandi piani pastorali, che formavano un programma più vasto: l’attenzione al silenzio e alla contemplazione, la Parola di Dio, la centralità dell’Eucaristia, la ‘partenza da Emmaus’ perché l’Eucaristia manda nel mondo; il ‘farsi prossimo’. La carità, sosteneva, è mettersi in cammino con un altro, mettersi al servizio. Da lì nacque la presenza capillare della Caritas nelle parrocchie della diocesi di Milano, per andare incontro ai bisogni”. E questa, osserva, era “la sua visione di Chiesa, che ha origine nell’ascolto della Parola, diventa Eucaristia e capacità di testimonianza nella carità”.
Sottolineando la vicinanza tra le figure del card. Martini e, oggi, di Bergoglio, il presule rileva “l’attenzione di ambedue alla dottrina di Paolo VI: Papa Francesco lo cita spesso, a partire dalla ‘Evangelii nuntiandi’, così come Martini aveva un grande rispetto di Papa Montini e andava sovente ad attingere dentro la dottrina di questo pontefice, che l’aveva preceduto sulla cattedra di Sant’Ambrogio e che lui amava molto perché aveva dato la capacità alla Chiesa di mettersi in mezzo alla gente”. Infine, ricordando il suo ruolo di portavoce del cardinale, Busti lo definisce un “comunicatore perfetto”, che “non amava avere il microfono sotto il naso, convinto che il vescovo dovesse parlare con cognizione di causa, non sull’onda emotiva. Aveva non solo un grande rispetto della comunicazione, ma anche un grande intuito, capacità di ‘stare sul pezzo’ nel rispetto dei tempi soprattutto televisivi”.

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