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Terzo settore: Comitato “La parola ai volontari”, no a “schema di decreto legislativo”, sì a “percorso e un dibattito partecipati”

Sta in questi giorni circolando uno “Schema di decreto legislativo recante misure di sostegno allo sviluppo del terzo settore” che secondo il comitato “La parola ai volontari”, di cui fa parte anche la Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato (Convol), desta “profonda preoccupazione” perché si discosta notevolmente dalle indicazioni contenute nella legge delega per la riforma del terzo settore e che è stato redatto senza che il mondo del volontariato venisse consultato. Per questo numerosi e qualificati rappresentanti nazionali, regionali e locali di organizzazioni di volontariato, centri di servizio per il volontariato e studiosi si sono riuniti nel comitato www.laparolaaivolontari.it che ha elaborato proposte specifiche sulle quali chiede al Governo di aprire un percorso e un dibattito partecipati. Il documento (scaricabile dal sito e che è possibile sottoscrivere) è stato inviato al Governo, alle competenti Commissioni parlamentari e ad altre Istituzioni interessate e ha già raccolto centinaia di adesioni. Tre in particolare i punti contestati. Anzitutto l’art. 2: “Il voler considerare reti associative di secondo livello solo quelle che ‘associano direttamente o indirettamente un numero non inferiore a 500 enti…’ ci vede totalmente contrari perché con questo assurdo criterio si taglierebbero fuori moltissime reti di volontariato, pure importanti e significative”. Quindi l’art. 3 “Il riferimento in più parti dello Schema ad un’unica ‘Associazione degli enti del Terzo settore'” sembra “presupporre ora e per sempre – si legge nel documento – un monopolio della rappresentanza del volontariato e del Ts, che contrasta innanzitutto con la libertà associativa sancita dalla Costituzione della Repubblica, ma contrasta anche con la realtà che connota, sia a livello nazionale e ancor più nei territori le diverse forme di rappresentanza del volontariato”.
Infine, ricordano gli estensori del documento, “la Costituzione stabilisce che l’esercizio della funzione legislativa può essere delegata al Governo solo con determinazione di principi, criteri direttivi e oggetti definiti, mentre nello Schema appaiono organismi e procedure rispetto alle quali il Parlamento non ha dato delega”.

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