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Terra Santa: Pizzaballa (patriarcato), “Gesù non fa nuove leggi, non elimina le ingiustizie, non risolve i problemi, ma volge suo sguardo ai poveri”

“Sappiamo e siamo convinti che il Regno di Dio è un regno di giustizia e di pace. Gesù, tuttavia, non si preoccupa innanzitutto di giudicare chi compie ingiustizie, di punire chi è responsabile della povertà di tanta gente, di scovare i responsabili del male. Non fa nuove leggi, non elimina le ingiustizie, non risolve i problemi. Si preoccupa invece di volgere il suo sguardo sui poveri e su tutte le persone ferite, e di chiamarle beate, già ora, su questa terra”. A ricordarlo è monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, nella sua meditazione sul Vangelo di Domenica 29 gennaio, che narra le Beatitudini. Il Regno di Dio “appartiene ai poveri, ai miti, ai misericordiosi, a tutti quelli che con la vita hanno un conto in sospeso” non a “tutti i fortunati della vita, o alle persone a posto, gli osservanti e i ligi della legge”. I preferiti di Gesù “sono tutti quelli che il mondo sarebbe portato a scartare, a lasciare per ultimi: i poveri, i non violenti, i puri di cuore”. Per mons. Pizzaballa “i beati del Regno sono tutti coloro che non fuggono davanti alla vita, che non trovano scappatoie facili. I poveri, i miti, i misericordiosi, sono coloro che di fronte alle fatiche e al dramma della vita non cercano di salvare se stessi a tutti i costi, imponendosi agli altri con la forza; ma stanno nel vuoto, nella sospensione, senza volerlo colmare con le proprie forze. Lo attraversano senza volerlo piegare”. “Ci verrebbe da pensare che la gioia è legata a ciò che possediamo, a ciò che colma il nostro vuoto. Le beatitudini ci raccontano di un’altra gioia, più profonda, legata a ciò che non si ha, e che quindi si riceve da un Altro. Un Altro che non dona qualcosa, ma dona Se stesso. È una prospettiva di vita – conclude la meditazione – che non si può spiegare. È l’esperienza della fede che fa giudicare le cose in modo nuovo. Lo capisce solo chi lo vive. Per gli altri, questa è stoltezza…”.

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