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Teologia e pastorale: Repole (Ati), né “fondamentalismo conservatore”, né “giovanilismo”

“Perché la Chiesa in Italia possa riformarsi e ristrutturare la pastorale, si richiede oggi un sovrappiù di teologia, non un meno”. A lanciare la provocazione è stato Roberto Repole, presidente dell’Ati (Associazione teologica italiana), intervenendo alla seconda giornata del convegno nazionale delle facoltà teologiche e degli Issr italiani. Il teologo ha esortato, in particolare, a superare sia “un certo fondamentalismo neoconservatore, che vuole recuperare la centralità del cristianesimo con un linguaggio che molti oggi non possono sentire più”, sia il “giovanilismo fatto di slogan, tweet e messaggi, per adeguarsi ai nuovi stili di vita”. “Riscoprire la necessità di fare teologia insieme, beneficiando l’uno della competenza degli altri”, l’invito di Repole, secondo il quale “c’è bisogno di maggiore confronto e lavoro comune fra i teologi, per una proposta capace di mettere al centro il messaggio cristiano, in cui risulti evidente la gerarchia delle verità, in un’epoca di fine cristianità e secolarizzazione”. Di qui la necessità della teologia come “voce critica e profetica”, capace di contrastare “l’idolatria dell’economicismo, i cui effetti nefasti coinvolgono non solo gli uomini di altri mondi ma anche quelli dell’Europa occidentale”. Quello di Papa Francesco, ha fatto notare il teologo, “è un magistero più pastorale, il che non significa meno vero, ma più attento alla verità del Vangelo nella vita delle persone, nelle loro diverse situazione di vita”.

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