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Stati Uniti: sindaci delle “Sanctuary Cities” contro Trump. “Tutti hanno il diritto di inseguire il sogno americano”

I sindaci delle “Sanctuary Cities”, città americane grandi (tra cui New York, Los Angeles e Chicago) e più piccole (come New Haven, Syracuse e Austin in Texas), che hanno leggi tese a limitare la collaborazione con le agenzie federali dell’immigrazione preposte a deportare immigrati senza documenti, sono in rivolta. Questo dopo che il presidente Donald Trump ha firmato ieri un decreto presidenziale per tagliare loro fondi federali. Il che potrebbe avere ripercussioni sul buon funzionamento dei servizi offerti dai comuni. I sindaci si dicono pronti a una lotta ad oltranza. “Siamo pronti a difendere tutti i nostri concittadini, a prescindere dalla loro provenienza, indipendentemente dal loro status di immigrazione”, ha detto il sindaco di New York, Bill de Blasio, in una conferenza stampa, aggiungendo di voler portare la disputa in tribunale. E a Chicago, il sindaco Rahm Emanuel, uomo dalla reputazione tutt’altro che buonista, ha dichiarato: “Voglio essere chiaro, rimarremo una ‘Sanctuary City’. Non ci sono estranei tra noi. Che tu venga dalla Polonia o dal Pakistan, dall’Irlanda o dall’India o da Israele, che tu arrivi dal Messico o dalla Moldova, da dove è partito mio nonno, tutti saranno i benvenuti a Chicago, e tutti saranno liberi di inseguire il sogno americano”.

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