Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Profugo annegato a Venezia: don Capovilla (parroco di Marghera), nel pomeriggio “una corona” per ricordarlo. Accoglienza “non sempre degna di questo nome”

“Una corona per Pateh” è il nome dell’evento promosso oggi a Venezia per ricordare Pateh Sabally, il giovane profugo del Gambia annegato domenica scorsa nel Canal Grande all’altezza della stazione ferroviaria di Santa Lucia. Alle 17 verrà deposta una corona di fiori proprio nel punto dove il giovane è scomparso inghiottito dall’acqua mentre intorno centinaia di persone assistevano alla tragedia senza intervenire e non sono mancati commenti denigratori e razzisti. Ad organizzare l’iniziativa è l’associazione “La Casa di Amadou”,  punto di incontro per giovani rifugiati e richiedenti asilo promosso da don Nandino Capovilla, parroco della Cita a Marghera, nei locali parrocchiali. L’obiettivo è “unirsi ai fratelli profughi del Gambia con una corona di fiori dei colori del suo Paese”, si legge nella presentazione. “Partecipiamo al loro dolore – proseguono i promotori – consapevoli che, come scriviamo nel commiato, ‘caro Pateh, amico nostro fragile, il salvagente dei diritti, dell’accoglienza degna, calorosa e semplicemente umana ti è stato lanciato tardi, o male, o chissà’”. “Vorremmo averti conosciuto il giorno prima, Pateh – scrive in un post su Facebook don Capovilla -. Perché in città avresti potuto incontrare anche la faccia di chi accoglie. Ti avremmo abbracciato, ti avremmo tenuto stretto. Almeno avremmo voluto provarci”. Abbiamo intercettato don Capovilla al cellulare mentre sta andando a Santa Lucia. “Questo ricordo di Pateh – ci spiega – è nato nel contesto dello spazio di incontro che ogni settimana offriamo in parrocchia a giovani rifugiati e richiedenti asilo, tra i quali ci sono molti gambiani. Una possibilità per avere speranza, un’occasione per incontrarsi e raccontarsi condividendo momenti di umanità e di normalità. Ne hanno davvero bisogno”. Don Capovilla non vuole entrare nelle polemiche sulla possibilità che il giovane potesse essere salvato. “L’acqua gelida – riconosce – sarebbe stata un pericolo per chiunque avesse tentato di salvarlo. Questa sera vogliamo andare oltre la polemica per riflettere su un’accoglienza che purtroppo non sempre è degna di questo nome”.

© Riproduzione Riservata
Territori