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Minoranze perseguitate: Hessami (giornalista), “ho pianto per le storie delle ragazze yazide”

“Le prime volte in cui entravo nel campo con la telecamera, mi evitavano. Nessuno voleva raccontarmi la propria storia. Poi invece hanno preso loro la macchina in mano per testimoniare la loro vita”. Lo ha detto Shayda Hessami, giornalista e promotrice del progetto fotografico nel campo profughi di Khanke e curato da un gruppo di ragazze yazide, scampate alle torture dell’Isis, durante la conferenza tenuta questa mattina dall’Unicef. “Le loro storie sono drammatiche – ha spiegato Hessami – e la prima volta che le ho ascoltate ho pianto. Per le sevizie che hanno subito ricevono un aiuto psicologico. Per me, all’inizio, è stato difficile convincerle lavorare con altri uomini aldilà dei loro genitori”. La giornalista ha ricordato che lo stesso ministro della Difesa, Roberta Pinotti, più volte ringraziato dalle ragazze durante la conferenza, ha visitato il campo profughi dove è stato realizzato il progetto. “Ho insegnato fotografia a 25 ragazze, alcune di loro hanno un vero talento – ha concluso -. Mi hanno aiutato nelle lezioni anche dei fotografi e giornalisti curdi”. Le ragazze hanno espresso la volontà di continuare a lavorare come fotografe per raccontare l’attualità. “Non è un caso che le ragazze siano ospiti proprio oggi dell’Unicef, in occasione della giornata della memoria, che ricorda l’assurdità delle persecuzioni ai danni di una minoranza”, ha commentato infine, Andrea Iacomini, portavoce del comitato italiano dell’organismo internazionale.

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