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Giorno della memoria: testimonianza dei giovani della Gmg di Cracovia, “silenzio, quello che serve per provare vergogna”

“Silenzio, quello che serve per provare vergogna per quello che è successo, e la preghiera che non capiti mai più”. È un passaggio della testimonianza riportata oggi sul sito del Servizio nazionale per la pastorale giovanile http://www.chiesacattolica.it/giovani/ in occasione del Giorno della memoria. Una testimonianza significativa perché prende spunto dall’ultima Giornata mondiale della gioventù di Cracovia (Luglio 2016) durante la quale i giovani partecipanti hanno fatto visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. “Il silenzio che parla più di ogni altra parola, più di ogni spiegazione – si legge nella testimonianza a firma di Rossella Rizzi – varcare la soglia dove primeggia la scritta beffarda: Arbeit macht frei – il lavoro rende liberi -, entrare nei ‘block’ attorniati dal filo spinato porta subito la mente – e il cuore – agli uomini e alle donne innocenti che in quegli spazi hanno vissuto le ultime ore della loro esistenza, con i volti scavati dalla fame e dal freddo, uomini e donne che giorno dopo giorno perdevano sempre più la loro identità, riconoscibili solo attraverso un numero. Forse, senza più nemmeno i ricordi a scaldarli, perché il buio di Auschwitz è riuscito a cancellare anche i ricordi di molti”. Da qui l’invito al “silenzio, quello che serve per provare a capire come sia potuto accadere”. “Un silenzio attonito” testimoniato dal racconto di chi in quei giorni di Cracovia in quei campi è entrato. “Dunque silenzio, quello che serve per provare vergogna per quello che è successo, e la preghiera che non capiti mai più. Come scriveva Primo Levi in ‘Se questo è un uomo’: ‘siamo arrivati in fondo. Più già di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile’. Speriamo che sia vero”, conclude la testimonianza.

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