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Terra Santa: Pizzaballa (patriarcato), “migranti parte integrante della nostra Chiesa locale”

(Dall’inviato Sir a Haifa) “Voi siete parte integrante della nostra Chiesa di Terra Santa. Siete un segno della bellezza, della diversità e della universalità della Chiesa. Siamo impegnati a riaffermare il diritto di ogni migrante e la dignità di ogni persona umana”. Lo ha detto monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, celebrando questa mattina ad Haifa, nella chiesa di Sant’Antonio, una messa per la Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati. A concelebrare con lui anche una delegazione vescovile del Coordinamento dei vescovi per la Terra Santa che stasera a Betlemme aprirà ufficialmente il suo pellegrinaggio annuale, anticipato da una visita di due giorni a Gaza. “Abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione del bene comune e dello sviluppo umano – ha detto mons. Pizzaballa, davanti ad una chiesa stracolma di fedeli di diverse provenienze, abbigliati con i loro costumi tradizionali – e il vostro contributo alla società e alla Chiesa locale è importante. Esso non deve essere misurato solo in termini economici ma anche considerando ciò che fate per arricchirle” sotto il profilo morale e spirituale. Per questo, ha aggiunto l’amministratore apostolico del Patriarcato latino, come Chiesa “ribadiamo il nostri impegno a parlare per i migranti, per i più vulnerabili, gli sfruttati, chi subisce ingiustizie, a ricordare chi è emigrato lasciando a casa i propri congiunti”. Da mons. Pizzaballa anche l’impegno a far sì che “i migranti e i lavoratori stranieri non siano bersagli di attacchi e di discriminazioni” populistiche. “Lavoriamo insieme per la pace in questa terra” è stato l’appello finale.

In Israele, secondo stime rilasciate dal Patriarcato Latino, ci sono 270mila migranti, dei quali oltre 130mila cristiani. I gruppi cristiani più numerosi sono gli eritrei (35mila), i filippini (30mila) e indiani (7mila). Sono presenti anche 90mila tra russi e ucraini. Tra i principali problemi delle comunità migranti in Israele – moltissimi quelli che lavorano presso famiglie ebraiche – sono il lavoro sottopagato, lo sfruttamento, le difficoltà dei ricongiungimenti familiari e anche la mancanza di chiese dove pregare per riti e nazionalità. Al termine della celebrazione i vescovi del Coordinamento per la Terra Santa hanno assistito a uno spettacolo offerto dai vari gruppi etnici e condiviso il pasto preparato dalla comunità indiana. Una visita al centro pastorale “Our Lady Woman of valor” per i migranti a Tel Aviv ha chiuso la prima parte della giornata.

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