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Mons. Galantino: i “sì” e i “no” da dire sui migranti. Leggi, integrazione, tutela speciale per i minori

A partire dai volti e dalle storie dei migranti che giungono in Italia, e in particolare dei minori, “e in vista del loro futuro, credo sia importante che il nostro parlare sappia dire dei ‘sì’ e dei ‘no’ responsabili; senza cioè la superficialità e il cinismo gridato da chi parla tanto ‘di’ migranti ma forse non ha mai parlato ‘con’ i migranti”. Lo scrive oggi mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, su “Il Sole 24 Ore”. “Capisco tutta la fatica che si va facendo – aggiunge Galantino – ma non apprezzo per niente le ricette prive di realismo e mancanti di concreta progettualità che i soliti noti non mancano di dispensare inquinando talvolta l’etere di banalità a buon mercato”. Per il vescovo i “sì” che vanno pronunciati “riguardano livelli diversi. A cominciare da un sì chiaro, teso a sbloccare e approvare una legge ferma che allarghi la cittadinanza ai minori che hanno concluso il primo ciclo scolastico, così da allargare la partecipazione, cuore della democrazia, e favorire processi di inclusione e integrazione”. Un secondo sì “riguarda l’approvazione di un’altra legge ferma e che tutela i minori non accompagnati”. Ancora un sì attiene “l’identificazione dei migranti che arrivano tra noi, sia per un’accoglienza attenta alla diversità delle persone e delle storie sia per mettere in campo forme e strumenti di tutela e di accompagnamento che risultano una sicurezza per le persone migranti e per la comunità che accoglie”. Sì, inoltre, “a una accoglienza diffusa, in tutti i comuni italiani”. L’ultimo sì “è per il rilascio di un titolo di soggiorno come protezione umanitaria”.
Mons. Galantino afferma, poco oltre, che occorre “ripartire dalla legalità” come “atto di intelligenza politica”. Per questo “deve essere chiaro il no a forme di chiusura di ogni via legale di ingresso nel nostro Paese che sta generando un popolo di irregolari, che alimenta lo sfruttamento, il lavoro nero e la violenza”. “Come un no chiaro va pronunziato nei confronti della tendenza a investire più nella vendita delle armi che in cooperazione allo sviluppo”. Mentre “un discorso più articolato merita la proposta che l’attuale ministro dell’Interno intende fare rispetto alla riapertura dei Cie”. Mons. Galantino trova giustificato il “no” espresso da diverse realtà del mondo ecclesiale e della solidarietà sociale. “No se i Cie dovessero continuare ad essere di fatto luoghi di trattenimento e di reclusione”. Il “no condizionato alla riapertura dei Cie” si deve alla “assicurazione del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno sulla diversa natura, anche se non ancora precisata, dei Cie”. “Mi chiedo comunque se tali Centri risultino realisticamente necessari nel caso di chi, irregolare, ha commesso un reato. Per questi esiste il carcere dal quale attraverso misure cautelari, seppur eccezionali e previste dalla legge, potrebbero venire direttamente espulsi”.

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