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Migranti: card. Turkson (Santa Sede), “sfida per la Chiesa e per la fede”. Educare alla fraternità

“Tutti i temi legati alla migrazione rappresentano una sfida per la Chiesa, la fede, il cristianesimo, per la stessa persona umana. Se noi parliamo tanto della dignità delle persone, allora diventa compito della Chiesa fare in modo che questa dignità possa essere rispettata in tutte le situazioni e condizioni”. Lo afferma il cardinale Peter Appiah Turkson, presidente del Dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale, intervistato da Radio Vaticana in relazione alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Il desiderio della Chiesa è che tutti gli uomini possano rimanere in pace nei propri luoghi di origine, per crescere con dignità e come creature di Dio fatte a sua immagine. Quando, per un qualunque motivo, la migrazione diventa un fenomeno sperimentato anche dai bambini, ci troviamo di fronte – afferma il porporato – a una situazione molto grave. Questi bambini sono tanto più fragili, in quanto sono estremamente vulnerabili”. “Noi parliamo della vulnerabilità degli adulti in viaggio, costretti a fuggire, ma quando si tratta di bambini la questione diventa ancora più seria e richiede l’assistenza e una presa di coscienza da parte tutti noi”.
Come si può cambiare quel tipo di cultura che vede le società occidentali chiudersi nell’egoismo e nel rifiuto dell’altro? “Al riguardo – è la risposta – è interessante notare ciò che Papa Francesco stesso ha sottolineato nella sua enciclica Laudato si’”. “Il punto è l’educazione, la formazione: educazione, innanzitutto, al senso di un’umanità unica e universale. La fraternità è la logica secondo la quale Dio ha creato l’uomo, quindi essendo fratelli, facendo parte di un’unica famiglia umana, c’è già questo senso di pensare l’uno all’altro: la cura comune di tutte le persone”.

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