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Sinodo sui giovani: Elvis e Federica, “grazie” al Papa. Appello alla stampa, fate vedere anche la “positività”

Elvis, 21 anni, catechista, e Federica, 24 anni, responsabile della Scuola di formazione sociale e politica, entrambi della parrocchia San Tommaso Moro di Roma: sono i due “testimonial” del Sinodo dei giovani, che hanno preso la parola durante la conferenza stampa di presentazione del Documento preparatorio. “Sporcarci le mani, vivendo nella società non da spettatori ma da protagonisti attivi e consapevoli”, l’obiettivo comune dei due giovani, che hanno ringraziato “di cuore” Papa Francesco che, “accogliendo le proposte dei vescovi di tutto il mondo, ha deciso di convocare la prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo sul tema dei giovani e, in particolare, della loro fede e del loro discernimento vocazionale”, rendendo così i giovani “interlocutori privilegiati di una Chiesa in uscita e in dialogo con le nuove generazioni”. “Siamo convinti che i vescovi si porranno in ascolto dei giovani delle loro diocesi, anche di quelli che vivono più lontani dal mondo ecclesiale ma che sono comunque fortemente desiderosi di attenzione e di risposte di senso”, hanno detto Elvis e Federica: “Siamo sicuri che sapranno ‘perdere tempo’ con noi giovani, non solo per parlare, ma anche per ascoltare ciò che abbiamo da dire, con l’obiettivo di costruire insieme una Chiesa più ‘giovane e fresca’ aperta al confronto e all’incontro”. Ai loro coetanei di tutto il mondo, anche a quelli “lontani”, i due relatori hanno chiesto di “non chiudersi ma, al contrario, di accogliere le opportunità che la Chiesa ci offre con la prossima Assemblea sinodale”. Alla fine, un appello agli organi di stampa: “Dedicare maggiori spazi al mondo giovanile, mettendone in luce i tanti aspetti di positività e non solo gli elementi di debolezza e turbolenza. Aiutateci anche voi, con gli strumenti di cui disponete, a diventare protagonisti non solo di un futuro ancora da venire, ma anche e soprattutto di un presente che ci chiama già oggi a costruire la civiltà dell’Amore, mettendo a frutto i nostri talenti nei luoghi in cui siamo chiamati a vivere”.

 

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