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Sinodo sui giovani: documento preparatorio, discernimento è “riconoscere, interpretare, scegliere”, non è “sostegno psicologico”

“Riconoscere, interpretare, scegliere”. Sono i tre verbi, presi dall’Evangelii gaudium, in cui è riassunta l’essenza del “discernimento vocazionale”, cioè del “processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita”. “Prendere decisioni e orientare le proprie azioni in situazione di incertezza e di fronte a spinte interiori contrastanti è l’ambito dell’esercizio del discernimento”, si legge nel documento preparatorio del Sinodo sui giovani, in cui si afferma che “il percorso della vita impone di decidere, perché non si può rimanere all’infinito nell’indeterminatezza”. Di qui l’importanza dell’accompagnamento personale, che non è “teoria del discernimento” ma capacità di “favorire la relazione tra la persona e il Signore, collaborando a rimuovere ciò che la ostacola”. Sta qui “la differenza tra l’accompagnamento al discernimento e il sostegno psicologico”: “Lo psicologo sostiene una persona nelle difficoltà e la aiuta a prendere consapevolezza delle sue fragilità e potenzialità; la guida spirituale rinvia la persona al Signore e prepara il terreno all’incontro con Lui”. Nel testo, viene delineato anche il “profilo ideale” di chi accompagna un giovane nel discernimento vocazionale”: “Lo sguardo amorevole, la parola amorevole; la scelta di ‘camminare accanto’; la testimonianza di autenticità, senza paura di andare contro i pregiudizi più diffusi”.

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