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Mafia: mons. Oliva (Locri-Gerace), “non si può con denaro frutto del malaffare realizzare opere di bene”

“Chiunque sia a conoscenza della provenienza di offerte, che non sia una provenienza onesta, deve restituirle al mittente”. Lo ha affermato oggi pomeriggio monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, nel corso della trasmissione “Siamo noi” in onda su Tv2000. Il vescovo ha ripercorso la vicenda di alcuni mesi fa, quando alla parrocchia di Bovalino, nella Locride, arrivò un’offerta sostanziosa. “L’offerta era proveniente da una fonte inquinata, perché sull’offerente era scattata un’indagine della magistratura di Roma”, ha spiegato mons. Oliva, aggiungendo che “con il consenso del parroco e del consiglio per gli affari economici abbiamo rinunciato a un’offerta che in quel momento avrebbe fatto comodo per i restauri della chiesa”. Secondo il vescovo, “non si può con denaro illecito e frutto del malaffare realizzare opere di bene”. Un taglio netto rispetto a ciò che succedeva in passato, anche nell’ambito della pietà popolare. La giornalista Silvana Pepe, che per “Jesus” ha curato un reportage sulle iniziative della Chiesa calabrese contro la ‘ndrangheta, ha sottolineato che è cominciato “un cammino irreversibile della Chiesa, che ha assunto posizioni nettissime”. “Lo spartiacque – ha aggiunto – le parole di Papa Francesco a Cassano all’Jonio, nel giugno 2014”. Per padre Renato Gaglianoni, religioso della Congregazione dei Pii operai catechisti rurali – Missionari Ardorini, “la Chiesa deve intervenire per formare le coscienze, per evangelizzare, perché anche la mafia va evangelizzata”. “Bisogna evangelizzare – ha precisato – tutti quelli che sono tentati di assumere atteggiamenti mafiosi”. Padre Ardorini ha ricordato anche il lavoro fatto dalla Chiesa calabrese per “coscientizzare il clero”, con “la formazione dei sacerdoti” che li apre “alla comprensione del fenomeno”. Presente in studio anche Massimo Rocco, presidente della cooperativa ‘Le terre di don Peppe Diana – Libera Terra’ attiva a Castel Volturno. “La nostra maniera di fare antimafia – ha affermato – è fare profondamente il nostro dovere” attraverso una “sana cooperazione” perché “tramite il lavoro possiamo riprenderci quello che ci è stato tolto dalle mani sporche dei mafiosi e convertirlo in opportunità”.

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