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Sinodo sui giovani: documento preparatorio, oggi “fluidità”, “incertezza” e “precarietà”. Giovani vogliono essere “parte attiva”

Ci sono molte “differenze” tra i giovani dei cinque Continenti – la prima delle quali è quella tra maschile e femminile – ma ciò che accomuna i giovani tra i 16 e i 29 anni, destinatari del documento preparatorio del Sinodo, è il fatto di vivere “in un contesto di fluidità e incertezza mai sperimentato in precedenza”. Nel testo diffuso oggi, si segnala la necessità di “assumere uno sguardo integrale e acquisire la capacità di programmare a lungo termine, facendo attenzione alla sostenibilità e alle conseguenze delle scelte di oggi in tempi e luoghi remoti”. “La crescita dell’incertezza incide sulla condizione di vulnerabilità, cioè la combinazione di malessere sociale e difficoltà economica, e sui vissuti di insicurezza di larghe fasce della popolazione”, la denuncia: tra i mali di cui soffrono i giovani: la disoccupazione, l’aumento della flessibilità e lo sfruttamento “soprattutto minorile”, senza contare l’insieme di “cause politiche, economiche, sociali e persino ambientali che spiegano l’aumento esponenziale del numero di rifugiati e migranti”. “A fronte di pochi privilegiati che possono usufruire delle opportunità offerte dai processi di globalizzazione economica molti vivono in situazione di vulnerabilità e di insicurezza, il che ha impatto sui loro itinerari di vita e sulle loro scelte”, l’analisi del documento, in cui sulla scorta della Laudato sì si stigmatizza la “cultura scientista” e la “cultura dello scarto” che “esclude milioni di persone, tra cui molti giovani”.

Tra le sfide da raccogliere, quella delle “multiculturalità”, caratteristica delle società globalizzate, dove “in molte parti del mondo i giovani sperimentano condizioni di particolare durezza”: “Pensiamo ai giovani in situazione di povertà ed esclusione; a quelli che crescono senza genitori o famiglia, oppure non hanno la possibilità di andare a scuola; ai bambini e ragazzi di strada di tante periferie; ai giovani disoccupati, sfollati e migranti; a quelli che sono vittime di sfruttamento, tratta e schiavitù; ai bambini e ai ragazzi arruolati a forza in bande criminali o in milizie irregolari; alle spose bambine o alle ragazze costrette a sposarsi contro la loro volontà”. Nonostante questi scenari spesso a tinte fosche, “non pochi” giovani “desiderano essere parte attiva dei processi di cambiamento del presente”, si fa presente nel documento, in cui si cita in senso opposto il fenomeno dei “Neet”, cioè giovani non impegnati in un’attività di studio né di lavoro né di formazione professionale. “La discrepanza tra i giovani passivi e scoraggiati e quelli intraprendenti e vitali – la tesi – è il frutto delle opportunità concretamente offerte a ciascuno”.

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