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Dialogo: mons. Urbańczyk (rappresentante Santa Sede all’Osce), religioni siano leve per promuovere pace e rispetto

La pace deve essere in cima all’agenda dell’Organizzazione per la sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). E’ quanto ha affermato mons. Janusz Urbańczyk, rappresentante permanente della Santa Sede presso l’Osce, intervenendo a Vienna alla seduta plenaria del Consiglio permanente di questo organismo intergovernativo. Ricordando che l’inizio del 2017 è stato scosso da diversi conflitti e attentati, mons. Janusz Urbańczyk ha spiegato che questa preoccupante realtà ci spinge all’azione, a rifiutare la violenza. “La nonviolenza – ha detto il presule ricordando quanto sottolineato da Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2017 – è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così… Perché la forza delle armi è ingannevole”.  La Santa Sede – riferisce Radio Vaticana a proposito dell’intervento di mons. Urbańczyk – desidera ancora una volta sottolineare il ruolo costruttivo e importante che le religioni possono assumere, soprattutto in una prospettiva di prevenzione dei conflitti, per la riconciliazione e la ricostruzione della società dopo la guerra. Dopo essersi soffermato sul dramma di popoli in fuga da conflitti, da persecuzioni e dalla povertà, il presule ha poi affermato che gli Stati hanno il dovere di garantire ai migranti e ai rifugiati le libertà fondamentali, tra cui quella religiosa. Le sfide che dovrà affrontare la presidenza dell’Osce,che dal primo gennaio è passata all’Austria – ha detto l’osservatore permanente – sono legate inoltre alle emergenze ambientali e alle criticità che alimentano intolleranza e discriminazione, anche nei confronti di musulmani, cristiani e membri di altre religioni. La delegazione della Santa Sede – ha concluso mons. Janusz Urbańczyk – attribuisce grande importanza al dialogo e alla collaborazione tra religioni per promuovere il rispetto reciproco e la pace.

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