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Corridoi umanitari: Impagliazzo e Riccardi (Sant’Egidio), “gara di generosità” tra gli italiani

“I corridoi umanitari non sono più in fase di sperimentazione, ma sono diventati un modello di difesa e di attenzione ai diritti umani e una modalità di risposta ad un fenomeno tipico del ventunesimo secolo come quello delle migrazioni”. Lo ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, durante la firma del protocollo d’intesa per l’apertura di un corridoio umanitario con l’Etiopia per i profughi provenienti da Eritrea, Somalia e Sud Sudan. Da Sant’Egidio è arrivato un “grazie” alla Cei, che “oltre alle risorse dell’otto per mille mette a disposizione l’intelligenza, la passione, l’umanità per queste persone”. “Le persone che sostengono l’otto per mille – ha osservato Impagliazzo – sono gli stessi italiani che si mettono a disposizione per offrire le loro case, le lori strutture, e per accogliere e integrare i nuovi arrivati come cittadini”. Il presidente di Sant’Egidio ha parlato di una vera e propria “gara di solidarietà per l’accoglienza”: “Ci sono tantissimi cittadini – ha spiegato – che non ne possono più di vedere le persone morire in mare, o le persone sfruttate dai trafficanti di morte”. Di corridoi umanitari come “idea europea” ha parlato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, informando che quest’ultima sta prendendo accordi anche con la Francia, dopo l’intesa firmata con i valdesi per un corridoio umanitario in Libia.

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