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Omicidio Giuseppe Di Matteo: mons. Pennisi (Monreale), “indignazione corale nel rifiutare la criminalità e la mentalità mafiosa”

“Esprimo a nome di tutta la Chiesa di Monreale la più dura condanna per chi ha commesso” l'”atroce delitto” di Giuseppe Di Matteo, il ragazzino ucciso l’11 gennaio 1996 dalla mafia e sciolto nell’acido, omicidio, “che denota la mancanza del santo timor di Dio e dei valori morali fondamentali a partire dalla la sacralità della vita umana e dal rispetto degli elementari diritti dei bambini”. Scrive così mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, in un messaggio per la “cerimonia commemorativa della barbara uccisione di Giuseppe Di Matteo”, in occasione del ventennale del l’assassinio. “Alla radice di questo e di altri orrendi delitti c’è l’asservimento al potere del maligno che è definito da Gesù ‘omicida fin da principio'”, osserva mons. Pennisi, per il quale la morte di Giuseppe “non può farci dimenticare coloro che brutalmente lo hanno ucciso, come i mandanti e i complici di questo orrendo delitto. Anche se essi dovessero sfuggire alla giustizia umana, se non daranno segni di vero pentimento e di riparazione del male fatto, non sfuggiranno alla giustizia di Dio. L’invito che come Chiesa ci sentiamo di rivolgere a loro è la conversione”.
Infatti, prosegue il presule, “è compito della Chiesa sia aiutare a prendere consapevolezza che tutti, anche i cristiani, alimentiamo l’humus dove alligna e facilmente cresce la mafia, sia indurre al superamento dell’attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo”. Perciò, “la Chiesa sente di avere una sua responsabilità per la formazione di una diffusa coscienza civile di rifiuto del costume e della mentalità e non si sente estranea all’impegno, che è di tutta la società siciliana, di liberazione dalla triste piaga della mafia”. “Prego il Signore perché la morte di Giuseppe e di tante vittime innocenti – conclude mons. Pennisi – susciti una indignazione corale nel rifiutare la criminalità e la mentalità mafiosa , converta i cuori di coloro che si sono macchiati di tali delitti e dia loro la forza di riparare il male fatto, e impegni tutti a promuovere una cultura della vita, della solidarietà, dell’amore e della pace nella giustizia”.

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