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Cyberspionaggio: Telmon (esperto sicurezza), con smartphone, tablet e pc operiamo “in modo approssimativo”

Non ci sarà panico dopo la scoperta, da parte della polizia postale, della rete di cyberspionaggio che ha portato all’arresto dei fratelli Occhionero, però c’è ancora tanta approssimazione con l’utilizzo dei dispositivi informatici. A parlare al Sir è Claudio Telmon, consulente nel campo della sicurezza e membro del comitato direttivo di Clusit, Associazione italiana per la sicurezza informatica. “Non c’è stato panico quando si è saputo che gli Usa spiavano i cellulari di metà dei capi di governo europei, neppure quando è venuta alla luce la vicenda Telecom, e non ci sarà ora: tutti continueranno a operare come hanno sempre fatto, cioè in modo approssimativo”, afferma Telmon, certo che “le informazioni riservate continueranno a girare via mail”. Limitandosi alle informazioni finora rese note sul caso di cronaca, l’esperto ritiene che “il meccanismo” adottato sia “ransomware”, “strumenti che sfruttano la vulnerabilità del pc”. Piuttosto, è singolare che “strumenti utilizzati da personaggi di rilievo possano essere vulnerabili a questo genere di attacchi e non abbiano protezioni più sofisticate di quelle che si trovano su un pc aziendale”. Fermo restando che “ci sono anche strumenti che vanno al di là delle protezioni, ma bisogna avere competenze e contatti, per cui – conclude – sarà importante chiarire chi li abbia supportati, cosa abbiano fatto con le informazioni raccolte, chi le abbia commissionate”.

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