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L’Osservatore Romano: Vian (direttore), nuova edizione settimanale italiana “non è escamotage per salvare posti di lavoro”

La nuova edizione settimanale italiana “non è un escamotage per salvare posti di lavoro”. Ad assicurarlo, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la presentazione, in Sala Stampa vaticana, della nuova iniziativa editoriale è stato il direttore de L’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, ricordando che “la distribuzione è stata sempre il punto dolente” del quotidiano vaticano, come già affermava il sostituto Montini nel 1961. “Nessuno ha mai detto che l’edizione quotidiana cartacea sarà destinata a contrarsi ulteriormente”, ha precisato però Vian: “Certo, se le edicole chiudono e gli abbonati diminuiscono per motivi diversi, è chiaro che la tiratura è destinata a ridursi”. Fatta salva la “stagione d’oro, ma tragica” degli Anni 30, quando L’Osservatore Romano “era una delle poche testate libere in Europa” e nella quale la tiratura del giornale della Santa Sede “si aggirava tra le 50 e le 60mila copie, anche se le cronache di allora parlavano di 70-80mila”, da segnalare è la tiratura della direzione di Raimondo Manzini, negli anni che vanno dal 1960 al 1978, quelli del Concilio e del post Concilio, in cui la tiratura del quotidiano si aggirava intorno alle 20mila copie. “Oggi è più che dimezzata”, ha reso noto Vian, precisando che “mettendo insieme tutte le edizioni settimanali, il mensile e i mensili, in una settimana nel mondo la tiratura dell’Osservatore Romano supera le 4oo mila copie, senza contare tutte le letture sul sito”. “Non ci stiamo inventando posti di lavoro”, ha ribadito Vian tornando alla novità di oggi: “l’Osservatore Romano in nove anni ha ridotto del 30%, per via naturale, il suo organico. È stata una scelta giusta quella di non mantenere una struttura molto pesante: oggi all’Osservatore Romano lavorano tra le 60 e le 70 persone”.

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