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Lourdes: don Arice (Cei), “riconoscersi peccatori” con “umiltà”

“Pellegrini verso la misericordia, a Lourdes impariamo che riconoscere il nostro peccato non ci allontana da Dio, ma ne attira la sua grazia. Ma per riconoscersi peccatori occorre umiltà. Quel luogo dalla dura roccia è icona della vita dell’uomo lontano dalla grazia di Dio. Ma diventerà anche annuncio di speranza di ciò che può diventare l’uomo in grazia di Dio”. Lo ha detto, stamattina, don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, intervenendo a Pompei al convegno “Lourdes, casa di Misericordia”. In questo anno giubilare, è stato l’invito, “forse dobbiamo guardare a cosa attacchiamo il cuore: l’indulgenza plenaria ci chiede ‘il distacco da ogni affetto al peccato anche veniale'”. Si tratta di “un cammino ardito, sì, ma è l’unico possibile perché attaccarci alle cose di questo mondo – ci direbbe la piccola veggente – non ci fa fare giubileo. È un anno nel quale dobbiamo ordinare le cose verso il fine che ci siamo proposti: la conversione alla misericordia di Dio”. In quest’ottica “siamo ripetutamente invitati a celebrare il sacramento del perdono, anzi è condizione per acquistare l’indulgenza giubilare. Percorrere i sentieri di Lourdes significa vivere riconciliati anzitutto con Dio, dichiarando lotta al peccato piccolo e grande. Ma poiché l’esperienza di Dio non è mai segnata da intimismo, il Signore mette nel cuore di Bernadette la passione per la Chiesa, per l’umanità, per cui pregherà e offrirà le sue sofferenze soprattutto nei tredici anni trascorsi a Nevers”. Infatti, ha osservato don Arice, “dalla misericordia di Dio non può che generarsi misericordia per i fratelli”.

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