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Diocesi: mons. Castellucci (Modena-Nonantola), “dobbiamo rovesciare l’immagine della Chiesa come una ‘piramide’”

“Siamo grati al Signore perché nei vescovi Benito e Antonio ha regalato a noi, suo popolo, due testimoni di un amore profondo e mai esibito, spesso nascosto, ma reale, accogliente e severo insieme”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, nel corso della celebrazione eucaristica con la quale sono state accolte in cattedrale le salme dei vescovi Benito Cocchi e Antonio Lanfranchi, sepolti da oggi, nella navata di sinistra ai piedi della scala che porta in sagrestia, accanto a Luisa Guidotti Mistrali. Parlando dei suoi due predecessori, monsignor Castellucci ha sottolineato che entrambi “hanno ‘amato e servito’, non ‘comandato e spadroneggiato'”. E ha invitato a “rovesciare l’immagine che spesso ci facciamo della Chiesa come una ‘piramide’, al cui vertice si collocano il Papa e i vescovi, poi gli altri pastori, i consacrati e alla base tutti gli altri fedeli”. In cattedrale erano presenti, tra gli altri, anche monsignor Lino Pizzi, vescovo di Forlì-Bertinoro, monsignor Giuseppe Verucchi, vescovo emerito di Ravenna-Cervia, e monsignor Ignazio Bedini, vescovo emerito di Ispahan dei Latini (Iran).

Prima della celebrazione eucaristica, monsignor Castellucci ha presieduto l’assemblea di apertura dell’anno pastorale, nel corso della quale ha presentato la sua prima lettera. “È il frutto dell’esperienza e della riflessione di tante persone: singoli, famiglie e gruppi, che in diocesi, nelle parrocchie e nelle case hanno offerto il loro contributo”, scrive il vescovo, sottolineando che “è il frutto specialmente della pastorale familiare diocesana” e “della riflessione che ha caratterizzato e seguito l’annuale tre giorni di giugno”. “Si può dire – continua monsignor Castellucci – che stiamo vivendo una piccola esperienza ‘sinodale’ in formato diocesano”.

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