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Amatrice un mese dopo: mons. Pompili (Rieti), decreto ricostruzione “forte dichiarazione di intenti da salutare con soddisfazione. Occorre vigilare”

“Spero che il prossimo decreto possa rispondere alle tante questioni che l’opera di ricostruzione comporta. Le dichiarazioni di intenti che abbiamo udito in questi giorni a riguardo sono molto impegnative e vanno salutate con attenzione e soddisfazione”. Lo ha detto al Sir il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, che oggi ad Amatrice ha celebrato una messa in suffragio delle vittime a un mese del sisma del 24 agosto. Al termine della messa il vescovo si è fermato a parlare col commissario alla ricostruzione Vasco Errani, presente al rito. “Molto delicata – ha dichiarato il vescovo – sarà la traduzione in termini normativi del decreto e la sua realizzazione. L’auspicio della gente di qui è che ci siano gli effetti sperati”. Monsignor Pompili non si nasconde le difficoltà del lavoro di ricostruzione che, a sua detta, “deve essere fatto a più mani, rispettando le differenze di chi opera, e vigilando perché tutto vada nel verso giusto”. Importante, per questo, sarà l’atteggiamento da assumere: “Va bene lo sguardo piangente, perché il dolore c’è, ma non piagnoni. Questo è un tratto della gente di qui abituata a camminare controvento e a dare il meglio in condizioni di particolare difficoltà”. Altro elemento che il decreto dovrebbe tenere in conto, per monsignor Pompili, “è la tutela del patrimonio artistico e storico, in cui la tradizione cristiana molto presente. Recuperare e salvaguardare questo spazio di memoria sarà importante anche per l’identità della gente di qui”. Sulla ricostruzione morale della comunità di Amatrice si è espresso anche il parroco, don Savino D’Amelio, per il quale “ci vorranno anni per superare questo dramma del terremoto. Confido nella forza d’animo degli amatriciani ma non mi illudo sui contraccolpi che ci saranno”. Significativa sarà l’attesa visita di Papa Francesco di cui non si conosce la data: “Lo aspettiamo come i figli aspettano il loro papà” conclude commosso il parroco.

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