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Esercizi spirituali Curia Romana: p. Ronchi, la Chiesa deve “accendere i riflettori” su Cristo, non su di sé

La Chiesa sappia “farsi da parte” perché nel suo annuncio faccia brillare sempre il volto di Dio e non se stessa. Lo ha affermato padre Ermes Ronchi nella quarta meditazione degli esercizi spirituali che il religioso sta predicando a Papa Francesco e alla Curia Romana, nella casa “Divin Maestro di Ariccia”. Dopo la domanda di Gesù che somiglia a un “sondaggio d’opinione” – “La gente chi dice che io sia?” – ne è seguita subito dopo da un ‘altra: “Ma voi chi dite che io sia?”.  Un modo per dire ai suoi, ha commentato il religioso,  di non accontentarsi di quello che dice la gente, perché “la fede non avanza per sentito dire”: “La risposta che Gesù cerca non sono parole. Lui cerca persone. Non definizioni ma coinvolgimenti: che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato? Gesù è il maestro del cuore, Gesù non dà lezioni, non suggerisce risposte, ti conduce con delicatezza a cercare dentro di te. E io vorrei poter rispondere: incontrare te è stato l’affare migliore della mia vita! Tu sei stato la cosa migliore che mi sia capitata”. “Chi sono io per te?” è una domanda da “innamorati”, ha detto il predicatore degli esercizi. E ciò che colpisce è che Gesù “non indottrina nessuno”. Fino al momento di quella domanda fatta nel silenzio, i discepoli non hanno ancora compreso cosa stia per accadere al loro Maestro. Per questo Gesù è netto nell’imporre loro di non dire nulla alla gente. “Un ordine severo” che “raggiunge la Chiesa tutta”, ha commentato il religioso, “perché talvolta abbiamo predicato un volto deformato di Dio”. Noi ecclesiastici, nota padre Ronchi, “sembriamo tutti uguali” – stessi gesti, parole, vestiti. Ma la gente ci chiede: “Dimmi la tua esperienza di Dio”. E Cristo “non è ciò che dico di Lui ma ciò che vivo di Lui”. “Non siamo noi i mediatori tra Dio e l’umanità, il vero mediatore è Gesù”, ha concluso padre Ronchi. “Pensate la bellezza di una Chiesa che non accende i riflettori su di sé – come in questi giorni qua raccolti – ma su di un Altro”, ha esclamato: “Ne abbiamo ancora di strada da fare! Diminuire. Il sogno di Dio non è uno sterminato corteo di uomini donne e bambini ciascuno con la sua croce sulla spalla, ma di gente incamminata verso una vita buona, lieta e creativa”.

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