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Donne e media: Calabresi (Repubblica), su femminicidio “assumere il punto di vista della vittima”

Quando nei media si parla di femminicidio occorre “assumere il punto di vista della vittima”. Ad affermarlo è Mario Calabresi, direttore di Repubblica, intervenuto questa sera al seminario “Genere femminile e media. L’informazione sulle donne può cambiare”, promosso alla Camera dei deputati dall’Ordine dei giornalisti e dall’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità. “Il dibattito sul linguaggio in materia di femminicidio l’ho avviato più di 4 anni fa con Mariella Gramaglia – ha raccontato Calabresi – interrogandosi su come si poteva cambiare il modo di informare evitando toni semplicistici e superficiali. Che tipo di linee guida dare ai giornalisti?”. “Partendo dal punto di vista delle vittime del terrorismo, la risposta che abbiamo trovato è l’assunzione del punto di vista delle vittime di femminicidio, alle quali occorre restituire lo status di persone, l’umanità, il nome e il cognome” perché si tratta di persone “che non hanno modo di parlare e di difendersi”. Sulla questione più generale del ruolo del linguaggio nella costruzione dei modelli, Calabresi ha ricordato: “Al quotidiano Repubblica è stato fatto 15 anni fa un manuale di scrittura, che però non teneva conto di tre temi: genere, migranti e profughi, terrorismo”. Per questo è stato istituito un gruppo di lavoro con il compito di predisporre un manuale che dovrebbe uscire nel prossimo giugno. Secondo Marcello Sorgi, editorialista de “La Stampa”, “in materia di emancipazione femminile, lavoro e violenza sulle donne siamo un paese arretrato. Si tratta di temi che richiederebbero uno sforzo maggiore da parte delle istituzioni e una legislazione più attenta”.

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