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Ue: in agenda migrazioni, Turchia, Schengen. Timmermans, “no al patchwork di decisioni unilaterali”

Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea (foto SIR/CE)

(Bruxelles) L’incontro, oggi a Bruxelles, tra Ue e Turchia sulle migrazioni; il Consiglio europeo (riunione dei 28 capi di Stato e di governo dell’Unione, guidati dal presidente Donald Tusk) sullo stesso tema; l’Eurogruppo e l’Ecofin, con il giudizio sui conti pubblici dei Paesi della moneta unica; la sessione plenaria (7-10 marzo) dell’Europarlamento a Strasburgo. L’impegnativa settimana europea torna a mettere al centro dell’attenzione l’emergenza-profughi, con l’annessa questione degli accordi di Schengen, così pure la governance economica e il dibattito sulla costruzione comunitaria, anche alla luce di eventi politici interni, fra i quali gli esiti delle elezioni slovacche che confermano al primo posto il partito socialdemocratico del premier Fico, ma con un tracollo di voti, la necessità di un nuovo governo di coalizione e l’ingresso in parlamento dell’ultradestra populista e xenofoba. In vista del Consiglio europeo di oggi, la Commissione ha proposto una “tabella di marcia” con “i passi concreti da compiere per ripristinare l’ordine nella gestione delle frontiere esterne e interne dell’Ue. Secondo il Collegio guidato da Juncker, “la creazione dello spazio Schengen senza frontiere interne ha apportato grossi benefici sia ai cittadini che alle imprese europee, ma negli ultimi mesi il sistema è stato messo a dura prova dalla crisi dei rifugiati”. Il Consiglio europeo – ossia gli stessi governi dell’Ue – del 18-19 febbraio ha posto il mandato di “ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen e di farlo in maniera concertata, dando al tempo stesso pieno sostegno agli Stati membri che devono affrontare situazioni difficili”, come Grecia, Italia e Balcani.

Il vice di Juncker, Frans Timmermans, ha spiegato: “Schengen è una delle conquiste più importanti dell’integrazione europea; perderlo comporterebbe costi molto ingenti. Intendiamo eliminare al più presto tutti i controlli alle frontiere interne, ponendoci come data limite dicembre 2016”. Timmermans sostiene che “al posto dell’attuale patchwork di decisioni unilaterali, dobbiamo mettere in atto un approccio europeo coordinato ai controlli di frontiera temporanei nel quadro delle regole Schengen. Al tempo stesso, dobbiamo attuare pienamente le misure per rafforzare i controlli alle frontiere esterne e migliorare il funzionamento del sistema d’asilo. Dobbiamo anche continuare a lavorare con la Turchia per dare piena attuazione al piano d’azione comune e ridurre sostanzialmente i flussi di arrivi”. Restano poi, sul piano della collaborazione con la Turchia di Erdogan, tutte le perplessità dovute alla convinzione, diffusa, che Ankara stia scivolando fuori dai sistemi democratici. I fatti recenti, con il pugno di ferro contro la libertà di stampa, confermano le opinioni. Il premier turco Davutoglou, che arriva a Bruxelles per trattare con l’Ue, porta in valigia – come spiegano alcuni sherpa Ue – un “pesante bagaglio antidemocratico”.

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