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Mons. Galantino: “tanti nostri ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati”

“Tanti nostri ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati e di sentire parole pronunziate da gente disposta a scommettere su quello che dice e su quello che scrive”. È quanto scrive monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel suo editoriale odierno su “Il Sole 24 ore”, intitolato il “Cercatore di futuro e i semi del Giubileo delle imprese”. Nell’articolo mons. Galantino riporta integralmente una lettera consegnatagli a mano qualche giorno fa da un giovane “ragazzo del Sud, nato da una famiglia di piccoli imprenditori che si sono trovati costretti in questi anni neri a svendere tutto” e che aveva partecipato, come giornalista free lance all’udienza di sabato scorso, 27 febbraio, di Papa Francesco con Confindustria. Un incontro, scrive il segretario della Cei, nel quale il giovane “mi ha raccontato di un Sud come di una opportunità mancata; mi ha condiviso l’entusiasmo della sua generazione che è forse fra le più preparate che l’Italia abbia mai avuto; mi ha elencato attese tradite, progettualità e creatività mancate”. Il tutto senza “risentimento, mentre citava il Presidente Squinzi” e senza “rassegnazione mentre mi parlava della visione della quale si sta facendo portatore papa Francesco”. Nella lettera, riportata da mons. Galantino, il giovane ricorda la commozione del padre alle parole del Papa “su quell’idea di ‘rete universale’ nell’economia, su quell’idea che la cooperazione da un lato toglie un po’ di protagonismo, dall’altro rimpolpa il benessere collettivo”. Il giovane dice di guardare “la realtà con un’ottica diversa. Vedo alcuni dirigenti aumentarsi a dismisura gli stipendi e poi attivare licenziamenti nei livelli produttivi. Ne sono stato vittima io stesso. Questa non mi pare la ‘rete’ di cui parla Francesco! Questo è, invece, il modo più sicuro per contribuire a creare la ‘società dello scarto’!”.Parole “provocatorie” quelle del Pontefice che, per il giovane autore della lettera, “sapeva bene che, tra tanti esempi virtuosi, vi è anche buona parte del mondo imprenditoriale che spersonalizza e non sa che farsene del modello di impresa creato da A. Olivetti. Dal modo in cui Francesco ha parlato, m’è parso di capire che in lui è viva la speranza che la tendenza cambi a livello dirigenziale e a livello governativo e… perché no? Magari anche a livello di grandi imprese culturali, come sono i giornali e altri mezzi di comunicazione”. “Quando vedrò qualche chance in più data ai giovani, allora potrò dire che Papa Francesco è riuscito nel suo intento.

Sabato scorso a Confindustria è stata offerta una opportunità in più per percorrere con maggiore convinzione questa strada”. Se ascoltate, le parole di Papa Francesco “possono aiutare a far crescere un’Italia che non ha smesso di sperare e che, anche dalle nostre parti, ha provato e continua a provare a reagire all’omertà, al malaffare e al compromesso, pubblico e privato; un’Italia che non ne può più della discrezionalità con la quale si applicano le leggi, favorita dalla farraginosità e dal numero eccessivo delle leggi stesse; un’Italia che non si rassegna a una giustizia con ritardi insopportabili; un’Italia che continua a essere violentata nella sua dignità tutte le volte che diventa impossibile identificare i responsabili di delitti, non necessariamente sanguinosi, ma ugualmente efferati; un’Italia – conclude la lettera del giovane – che non dimentica il suicidio di imprenditori che hanno visto fallire le loro imprese solo perché c’è un’amministrazione pubblica che non onora i suoi debiti; un’Italia che non vuole arrendersi né all’arroganza omicida né ai cerimoniali e alle emozioni a comando”.

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