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Solidarietà: Ivaldo (Univ. Federico II), “per fare bene il volontario è inevitabile avere una coscienza sociale”

“Abbiamo voluto condurre un’indagine multidisciplinare, ospitando interventi da parte di persone che hanno fedi diverse nella convinzione che il tema del volontariato possa essere guardato da approcci diversi. Non abbiamo tralasciato l’aspetto politico perché per fare bene il volontariato è inevitabile avere una coscienza sociale, di ciò che accade nel mondo”. Lo ha detto Marco Ivaldo, docente di filosofia morale dell’Università “Federico II” di Napoli, uno degli autori del libro “Per un’etica nel volontariato”, presentato oggi a Roma nell’ateneo Lumsa. “Parola chiave nel titolo – ha aggiunto il docente di filosofia – è ‘etica’ che vuol dire un modo di essere al mondo e, insieme, l’essere in relazione con gli altri, aspetto fondamentale in chi fa volontariato”. “Con Papa Francesco – ha proseguito – abbiamo condiviso una certa perplessità verso il normativismo astratto. Abbiamo cercato quindi di raccontare un’esperienza e quali valori emergono in modo elequente per tutti ed è emerso che il volontario ha un modo di vivere che si fonda sul prendersi cura degli altri senza sostituirsi a loro e nella logica del dono in cui assistiamo a un passaggio non solo materiale fra chi dona e chi riceve”. Chi ha posto l’accento sulla situazione attuale vissuta dal mondo del volontariato in Italia, nel corso della conferenza, è stato Giovanni Ferri, docente e prorettore della Lumsa: “Il volontariato – ha affermato – può collaborare a farsi carico delle attività a carico della spesa pubblica in molti settori. Nel futuro lo farà sempre di più e quindi dobbiamo chiedere ai governi fututi e di oggi di non stravolgere il panorama di riferimento dell’impresa sociale. In particolare, sottolineo il pericolo che intravvedo di trasformare le cooperative in società per azioni”.

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