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Diocesi: mons. Lorefice (Palermo), “non c’è una vocazione migliore rispetto alle altre”

“Pensando ai giovani mi viene spontaneo un suggerimento: fare un’esperienza ecclesiale, vivere la bellezza dell’appartenenza alla Chiesa che si fonda sulla comune chiamata battesimale, perché è lì che il Signore ci chiama. Essa è il contesto ordinario dove noi apprendiamo la chiamata cristiana, come chiamata all’amore e al dono totale di sé”. Lo dice a “Theofilos” monsignor Corrado Lorefice parlando di scelte vocazionali. L’arcivescovo di Palermo ricorda che la Chiesa è il contesto ordinario dove ciascun uomo apprende la propria vocazione cristiana. “O al matrimonio o al sacerdozio, o sposato o celibe – precisa -, la chiamata è una. Tante volte parliamo del celibato, ma non sempre in termini di celibato sponsale; di contro, anche quando parliamo di sponsalità, non dobbiamo dimenticare il valore del celibato. Non c’è una vocazione migliore rispetto alle altre: tutto serve all’edificazione dell’unica Chiesa”. Del resto, aggiunge mons. Lorefice, “non ci potrebbe essere una comunità cristiana senza famiglie cristiane, e non ci potrebbe essere il mio sacerdozio se non ci fosse stato il sacerdozio comune di mio padre e di mia madre che mi piace ricordare alla vigilia del sessantunesimo anno di matrimonio: sono maschio e femmina, Salvatore e Clementina, due mondi, due sensibilità, due psicologie diverse che ci hanno testimoniato che è possibile stare insieme per sessantuno anni, attraverso un impegno umano e soprattutto con la comune fede che hanno vissuto e che ci hanno trasmesso. La comunità cristiana, oggi, ha bisogno di persone capaci di sperimentare questo tipo di sensibilità ecclesiale”.

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