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Congresso Ucsi: p. Occhetta, “discernere” per “abitare scelte di bene e viverle in pienezza”

(Matera) Rifondare a livello spirituale l’azione del giornalismo su quattro verbi ignaziani. A proporli ai partecipanti al XIX congresso nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) in corso a Matera fino al 6 marzo su “Le sfide del giornalismo al tempo di Francesco”, è il consulente ecclesiastico nazionale padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”. La seconda giornata prende il via oggi all’insegna del “discernere” (dopo il “contemplare” di ieri). Dopo la lettura di una preghiera di padre Turoldo, Occhetta ricorda che il discernimento è una parola chiave per i gesuiti, rilanciata spesso da Papa Francesco, e significa “setacciare, vagliare, distinguere, abitare delle scelte che si devono operare escludendone altre”. Per il gesuita non c’è alternativa: “O concentrarsi bene sulla scelta assunta e viverla in pienezza, o vivere male rimpiangendo le scelte non fatte. Ignazio di Loyola ci insegna ad essere attenti alle voci del nostro cuore” e propone due regole sulla contrapposizione tra “le voci di male e le voci di bene”, applicabili anche nella professione giornalistica. “Nel Cinquecento ci insegna che la vita si può giocare in due campi: quello del bene e quello del male. Nel secondo siamo incoraggiati a vivere nel male – che come una droga dà assuefazione e chiede dosi sempre maggiori”. Il Papa “ricorda che la logica del male offusca il cuore e la coscienza e rende schiavi. Le voci di bene – conclude Occhetta – danno invece forza, ispirazione, lacrime, pace”.

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