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Carceri italiane: mons. Bressan (vicario episcopale), “carcere diventi laboratorio di integrazione”

“Il carcere accoglie persone di tutte le etnie e di tutte le religioni ed è fondamentale che proprio questo luogo diventi un laboratorio di integrazione dove si sperimentano l’integrazione e il rispetto della diversità”. Lo ha detto il vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, monsignor Luca Bressan, a margine della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Conoscere il pluralismo religioso nelle carceri italiane”, il seminario di formazione promosso dal provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria lombarda e dalla Caritas Ambrosiana. “In giorni come questi – ha aggiunto mons. Bressan – la conoscenza delle diverse pratiche religiose deve entrare a far parte del bagaglio di competenze degli operatori che prestano servizio negli istituti. Lo dobbiamo non solo ai detenuti, che in gran parte sono stranieri, ma a tutta la nostra comunità”. Su posizioni simili si è espresso anche Paolo Branca, islamista e docente di Lingua e letteratura araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Capire meglio le diverse culture, così come le religioni, è diventato un esercizio sempre più necessario – ha detto Branca – dato che la percezione che abbiamo oggi della religione tende quasi sempre ad un giudizio negativo, perché viene associata a violenza e radicalismo. Ma la dimensione religiosa, al contrario, è un elemento positivo e fondamentale per tutte le comunità. Inoltre, come indicato dall’ordinamento penitenziario, essa rappresenta uno dei fattori del reinserimento sociale a cui punta l’esecuzione penale. Ecco perché la comprensione delle diverse pratiche religiose deve diventare terreno fertile soprattutto nelle nostre carceri”.

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