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Omicidio stradale: mons. Cozzoli (Pul), “compierlo è un peccato davanti alla coscienza e davanti a Dio, prima che un reato”

“L’omicidio stradale ha rilevanza morale, prima che legale e penale. Questo significa che il reato, punito dalla legge, ha fondamento e ragione morale. Compiere un omicidio stradale è un peccato davanti alla coscienza e davanti a Dio, prima che un reato davanti alla legge e davanti al giudice”. È quanto afferma monsignor Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense (Pul), commentando l’approvazione del reato di omicidio stradale. Per monsignor Cozzoli, “è vero che chi compie un incidente stradale non vuole nuocere, non intende uccidere. Ma la morale insegna che un atto è imputabile non nel momento in cui è compiuto, ma nel momento in cui è cominciato e ne sono poste le cause”. “Un incidente, un omicidio stradale provocato in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di narcotici o a velocità sostenuta o per stanchezza – afferma monsignor Cozzoli – comincia nel momento in cui ci si mette alla guida di un veicolo in quelle condizioni privative della vigilanza e dell’autocontrollo necessari alla guida”. Pertanto, conclude monsignor Cozzoli, “sanzionare penalmente questi azzardi, sotto il profilo anche dell’omicidio, è eticamente giusto e legittimo”.

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