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Società: mons. Sanna (Oristano), “urgente costruire una grammatica etica, basata su valori condivisi”

“È urgente lavorare per costruire una grammatica etica, basata su valori universalmente condivisi, perché una società sta in piedi se dispone d’una base comune. Per costruire questa base, la Pasqua ci dà ragioni e motivazioni”. Lo afferma l’arcivescovo di Oristano, monsignor Ignazio Sanna, nel messaggio indirizzato alla diocesi per le festività pasquali. Parlando della “professione di fede”, il vescovo di Oristano rileva che la ripetiamo ogni anno, nella celebrazione della Pasqua di risurrezione. Ma qualcosa è cambiato”. “È cambiato il mondo in cui questa professione di fede viene vissuta”, prosegue mons. Sanna, per il quale “se, da una parte, ammettiamo che ‘non possiamo non dirci cristiani’, dall’altra parte, dobbiamo ammettere che questo cristianesimo comincia a essere osteggiato, combattuto, e la secolarizzazione delle credenze e dei costumi diventa sempre più aggressiva e invadente”. “La presenza della Chiesa viene sempre più contestata” e frequentemente ci si chiede “se serva ancora la Chiesa che annuncia la risurrezione di Cristo, determina la moralità dei comportamenti, proietta la felicità nella vita eterna”. “Si mette in discussione la presenza dei cappellani nell’esercito, negli ospedali, nelle carceri; del crocifisso nelle aule pubbliche, di qualsiasi forma di richiamo confessionale nelle scuole di Stato”, così come “cresce il numero dei giovani che chiedono lo sbattezzo, di coloro che scelgono il matrimonio civile o la semplice convivenza di fatto”, osserva mons. Sanna. “Spesso – prosegue – la Chiesa che serve, quella che viene riconosciuta e apprezzata dagli amministratori della cosa pubblica, è ridotta a un’agenzia umanitaria per supplire le carenze dello Stato”. “Ma questa non è la Chiesa di Gesù Cristo”, ammonisce il vescovo, per il quale “non basta essere religiosi ma bisogna essere cristiani, non basta essere credenti ma bisogna essere anche credibili”.

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