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Società: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “passare dalla globalizzazione dell’indifferenza a quella della solidarietà e fraternità”

“Nello sgomento che suscita la pietra del sepolcro, non è difficile scorgere le pesantezze della vita di ciascuno di noi, che ci tappano l’anima e ci tolgono il respiro; le delusioni, le amarezze, come gli impedimenti che si frappongono nelle relazioni sociali, i nodi problematici che attendono di essere rimossi per rinascere a vita nuova. Macigni da far rotolare. Liberazioni da compiere”. È quanto afferma il vescovo di Cassano all’Jonio, monsignor Francesco Savino, in un messaggio inviato in occasione della Pasqua alle donne e agli uomini impegnati nelle Istituzioni politiche della diocesi. Il vescovo parte dai problemi, che “spesso sembrano più grandi delle energie e dei mezzi a disposizione per rimuoverli”, e indica alcuni “macigni da rimuovere”. A partire dal “macigno della crisi lavorativa”. “Senza lavoro – osserva mons. Savino – non c’è futuro nella giustizia. Occorre dunque ripensare il lavoro nel contesto di un nuovo umanesimo”. “L’attività malavitosa non è lavoro. Il caporalato, insieme allo sfruttamento e al disconoscimento dei diritti del lavoratore, è un’aberrazione da contrastare e azzerare”, ammonisce il vescovo di Cassano all’Jonio, per il quale “si possono invece sperimentate nuove forme di economia solidale basate sui valori della persona umana e sull’inclusione sociale”. C’è poi “il macigno dello scempio ambientale”. “Va recuperato con urgenza il senso della sacralità della creazione, di cui non siamo padroni”, rileva mons. Savino, secondo cui “non possiamo lesinare la custodia delle superfici marine e terrestri e impedire che vengano rovinate a causa delle trivellazioni per la ricerca del petrolio”. Poi c’è “il macigno dell’accoglienza negata ai migranti”, emergenza rispetto alla quale “le nostre risposte non possono tardare”. Mons. Savino parla inoltre del “macigno dell’usura”, che “conduce in un baratro la cui sola via d’uscita si rivela ancora più mortale”. Infine “il macigno della sanità”: “la salute – sottolinea – sembra non essere più un diritto ma un privilegio di cittadini che godono di buone condizioni economiche”. Per questo è necessario passare dalla globalizzazione dell’indifferenza alla globalizzazione della solidarietà e della fraternità”. Mons. Savino conclude con le parole di una preghiera di mons. Tonino Bello: “Donaci la forza di frantumare tutte le tombe in cui prepotenza, ingiustizia, ricchezza, potere, egoismo, peccato, solitudine, malattia, tradimento, miseria, indifferenza, hanno murato gli uomini vivi”.

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