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Pasqua: mons. Semeraro (Albano), “impegniamoci ad avere i profumi di carità e misericordia”

Mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e membro della Commissione per l'elaborazione della "Relazione finale" (Foto: Siciliani-Gennari/SIR)

Fare della propria vita “un balsamo per molte ferite”. È questo l’invito del vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro, in occasione della Pasqua. Nel suo messaggio alla diocesi, il vescovo ricorda che “nei racconti dei Vangeli più di trenta volte Gesù guarisce col tocco della sua mano. È, dunque, un gesto a lui familiare”. “Toccare – prosegue – è gesto caratteristico di chi ama”. “Ci sono momenti nella vita in cui non s’avverte il bisogno di vedere e di sentire; solo d’essere toccati”, aggiunge mons. Semeraro, per il quale “ci sono poi alcune cose, che si possono fare solo toccando”. Il riferimento è alle parole di Papa Francesco: “quando lei dà l’elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l’elemosina, o gli getta la moneta?” e “con la sua venuta tra noi, Gesù si è fatto vicino, ci ha toccato; anche oggi, attraverso i Sacramenti, Egli ci tocca”. “Lasciamoci anche noi toccare da Cristo”, ammonisce mons. Semeraro che sottolinea come “i Padri della Chiesa spiegavano che il nome di Gesù è olio grondante”. “Anche il nostro nome di ‘cristiani’ – aggiunge – significa olio grondante. Ci impegna ad avere i profumi della carità e della misericordia. Possiamo esserlo. Non c’è situazione che possa impedirlo”. Il vescovo di Albano ricorda che “nel libro autobiografico ‘Se questo è un uomo’, Primo Levi scrive che nel lager dove era stato deportato si usava accogliere i nuovi arrivati dicendo loro: Così giovane e già puzzi” ma anche che “c’è una donna ebrea, Etty Hillesum, che prima di salire sul vagone che l’avrebbe portata ad Auschwitz tracciò sul suo diario queste ultime parole: Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite”. “Facciamo Pasqua anche così”, è l’invito di mons. Semeraro. “Per usare quel balsamo – aggiunge – non occorre recarsi in profumeria. Basta mettersi accanto a qualcuno. Meglio per noi se malato, o povero”. “Se non avremo avuto vergogna a stringergli la mano, avremo fatto come Gesù. E quando la nostra vita sarà giunta alla sera, ci sarà chiesto soltanto questo: se l’abbiamo vissuta come un balsamo per molte ferite. Come dice san Giovanni della Croce: saremo giudicati sull’amore”.

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