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Pasqua: mons. Satriano (Rossano-Cariati), “viviamola a braccia aperte e non a pugni stretti”

“Se il primo gesto del Cristo risorto fu protendere le braccia verso i più poveri della storia, schiavi del peccato, che giacevano negli inferi, Adamo e Eva, anche per noi, redenti dalla Pasqua, c’è un appello a vivere a braccia aperte, con tutto il cuore, le nostre relazioni e l’attenzione per l’altro”. È quanto afferma il vescovo di Rossano-Cariati, monsignor Giuseppe Satriano, in occasione delle festività pasquali. “L’Amore di Dio, in Cristo Gesù, spalanca le porte della vita, ci rapisce al sepolcro e ci introduce nella festa dei figli amati dal Padre”, osserva mons. Satriano, per il quale “nessuno è escluso e tutti, aprendo il cuore, lasciandosi trovare e amare, possono prendere parte alla grande gioia”. Da qui nasce l’auspicio che, “radicati in questa certezza, il mistero pasquale divenga per ciascuno momento di rinascita alla speranza, vita nuova donata per spalancare anche noi le braccia verso Dio e i fratelli”. “Viviamo la Pasqua a braccia aperte e non a pugni stretti”, ammonisce mons. Satriano, che rileva: “Quante volte interpretiamo la vita tenendo i pugni stretti o incrociando le braccia”. Secondo il vescovo di Rossano-Cariati, “è più facile tenere i pugni stretti preservando se stessi, lasciandosi vincere dalla paura del nuovo, che aprire le braccia, le mani e il cuore per vivere nella fiducia di un incontro”. Ma “solo spalancando le nostre braccia all’incontro con Lui e con il fratello troveremo la pienezza del vivere, non imprigionando la vita”. Il vescovo suggerisce di “pregare a mani nude” e di mettersi al “servizio a braccia aperte, con compassione evangelica”. “Ricchi della gioia della Risurrezione – conclude mons. Satriano – apriamo le porte del cuore e precipitiamoci ‘fuori’ dai nostri asfittici e angusti rifugi, alla ricerca di quanti bussano alle porte della storia senza dignità, feriti dentro e calpestati dall’indifferenza di tanti”.

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