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Pasqua: mons. Gardin (Treviso), “non ci sfuggano i diffusi segni di vita”

Mons. Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso

“Il cristiano che prende sul serio la propria fede, cercandone i contenuti più veri e il significato profondo, ne scopre la bellezza soprattutto quando si accosta al ‘mistero della Pasqua’. Mistero non significa in questo caso enigma impenetrabile, ma realtà inesauribile, mai abbastanza compresa, di cui si possono scoprire significati sempre nuovi”. Così monsignor Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso, nel messaggio di auguri per la Pasqua. “Non c’è cristianesimo senza la risurrezione di Gesù – commenta il presule -. Per il cristiano, infatti, Egli non è solo ‘colui che visse’, ma è anche ‘colui che vive’. Egli è il Vivente”. La parola del tempo pasquale è “Vita”, spiega mons. Gardin, “una strana vita, quella pasquale, perché viene, per così dire, ‘partorita’ da una morte, da un sepolcro”. Ma “Gesù stesso ci fa presente che anche il grano è frutto di un chicco che, caduto a terra, muore (vangelo di Giovanni 12,24). Ci sono morti feconde, generatrici di vita: questa è un’esperienza possibile a tutti, almeno per chi non rimane incapsulato nel proprio egoismo. Sono le piccole, e talora grandi, morti della donazione di sé, del porre i bisogni degli altri prima dei propri desideri, del rinunciare a qualcosa perché l’altro si senta amato e aiutato, dell’accettare l’umiliazione spesso subìta da chi persegue, pagando di persona, la giustizia, la condivisione, la pace”. Così, la parola vita “ci ostiniamo a ripeterla e a dichiarare che essa è la vera prospettiva che ci sta davanti, che si profila al nostro orizzonte: anche se, per qualcuno, è come una luce in fondo ad un tunnel che pare interminabile; anche se viviamo in mezzo a tanti segni di morte causata dalla malvagità umana”. Alcuni di questi segni di morte, continua il vescovo, sono “assai impressionanti (come gli attentati che anche in questi giorni hanno insanguinato l’Europa), vogliamo però che non ci sfuggano anche i diffusi segni di vita che il Risorto fa germogliare nel mondo. E se ascoltiamo la nostra coscienza, i nostri desideri sani, le nostre speranze più profonde, probabilmente possiamo riconoscere tali germi di vita anche dentro di noi”. L’augurio di mons. Gardin è “che ognuno di voi sappia fare spazio alla Vita del Risorto, riconoscendolo ‘morto per amore, vivo in mezzo a noi’, e ponendo nella propria storia e nel mondo efficaci e gioiosi gesti di vita”.

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