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Pasqua: mons. Cuttitta (Ragusa), “impegniamoci a vivere da risorti”

“Celebrare la Pasqua ci impegna a vivere da risorti, lasciando che la divina misericordia tolga la pietra tombale dal nostro cuore e dalle nostre situazioni di vita, per portare nel mondo la speranza ed essere comunicatori di gioia”. È quanto afferma il vescovo di Ragusa, monsignor Carmelo Cuttitta, nel suo messaggio in occasione delle festività pasquali. “La nostra vita cristiana – osserva – prende significato dalla Pasqua. Anche noi, nel battesimo, siamo resi partecipi di questo mistero: immersi nelle acque della morte siamo rinati con Cristo a vita nuova”. “Chiediamoci allora: noi, come cristiani, oggi, nella nostra società sempre più incolore, dove ci collochiamo? Tra quei discepoli “nascosti” per paura, o tra il piccolo resto dei fedeli, di donne, che non lasciano Gesù neppure di fronte alla croce?”, domanda mons. Cuttitta, per il quale “ciascuno di noi è chiamato a rivivere la medesima esperienza di Maria di Magdala”. “È un incontro che cambia la vita”, spiega, “l’incontro con un Uomo unico, che ci fa sperimentare tutta la bontà e la verità di Dio, che ci libera dal male non in modo superficiale, momentaneo, ma ce ne libera radicalmente, ci guarisce del tutto e ci restituisce la nostra dignità. Ecco perché la Maddalena chiama Gesù “mia speranza”: perché è stato Lui a farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza buona, libera dal male”. Secondo il vescovo di Ragusa, “la fede pasquale è vita da risorti, è mistero e dono. Noi crediamo all’amore che vince, quell’Amore che è più forte della morte”. Per questo, “dal Signore risorto imploriamo la grazia di non cedere all’orgoglio che alimenta la violenza e le contese, ma di avere il coraggio umile del perdono e della pace”. “Pace e speranza – conclude mons. Cuttitta – chiediamo per le nostre famiglie disgregate, per gli emarginati, i carcerati, i poveri e i migranti che spesso sono rifiutati e maltrattati; pace per i malati e i sofferenti, per i bambini, specialmente quelli che subiscono violenze”.

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