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Pasqua: mons. Cornacchia (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi), “sono qui, con voi, per tentare di liberare le porte del cuore”

Mons. Domenico Cornacchia

“O la nostra vita è così intrisa di Vangelo che il suo delicato profumo riesce ad avvolgere quanti ci circondano, oppure la nostra è una fede insignificante. Servono cambiamenti visibili, non invadenti o invasivi, ma percepibili nella loro verità”. È quanto scrive il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, monsignor Domenico Cornacchia, nel suo primo augurio pasquale alla diocesi di cui è pastore da poche settimane. “A tutti e a ciascuno – afferma mons. Cornacchia – il Signore risorto chiede di compiere il personale passaggio dalle situazioni di morte che attanagliano la vita personale e sociale, verso situazioni di vita nuova, di relazioni purificate e rinnovate”. Per il vescovo, “l’aver ricevuto il perdono di Dio e l’essere passati attraverso la Porta della sua misericordia, deve essere una novità di vita che gli altri devono poter vedere, un cambiamento di stile che gli altri possano riconoscere nella quotidianità, altrimenti non serve a niente”. “Qual è il grande masso da rotolare via dal nostro cuore, che tiene chiusa l’imboccatura della nostra anima e impedisce di lasciar irradiare la luce del Risorto?”, chiede mons. Cornacchia, secondo cui “se siamo capaci di compiere questa personale Pasqua sarà più facile spostare insieme i macigni che ostruiscono le porte della vita, anche nelle nostre città”: “il macigno della mancanza di lavoro o di un persistente sfruttamento di lavoro nero”, quello “di una politica, avvitata su se stessa, che chiude le porte dei suoi palazzi ai bisogni concreti della gente”, quello “che sbarra la nostra vista nei confronti dei tanti immigrati che circolano fra le nostre strade”, quello “che grava sulla famiglia, spesso abbandonata o poco sostenuta dalle istituzioni”. “Io – conclude mons. Cornacchia – sono qui, con voi, per tentare di liberare le porte del cuore, forti della fede in Cristo Risorto”.

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