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Venerdì Santo: mons. Santoro (Taranto), “il Signore si fa interprete presso il Padre di tutte le nostre domande più scomode”

“C’è anche una frase che impressiona sulle labbra del Redentore, ed è l’incipit di un salmo. Non sono questa volta parole dedicate agli uomini, sono parole indirizzate a Dio. I Vangeli le riportano addirittura in lingua originale: ‘Eloì, Eloì, lamà sabactàni?’ che significa ‘Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?'”. Lo ha detto, stasera, monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, dal balcone del Carmine nel corso della processione dei Misteri. “È una preghiera di supplica che raccoglie tutti i perché del genere umano e che nell’immediato non trovano risposta e mettono alla prova la nostra fede – ha spiegato il presule -. Perché la malattia dei bambini? Perché le catastrofi? Perché mi è morto un figlio? Perché in un incidente, in Spagna perdono la vita studentesse nel fiore degli anni? Perché a causa dell’odio, del terrorismo e di una perversa visione religiosa perdono la vita tanti innocenti? Perché?”. Ecco, allora, che “il Signore si fa interprete presso il Padre di tutte le nostre domande più scomode, portavoce dell’intera umanità di tutti i quesiti irrisolti”. Sembra poi, ha proseguito monsignor Santoro, che “Gesù sulla croce sia abbandonato non solo dagli uomini, ma anche dal Padre. Nel momento più drammatico però prega e si affida: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. Nel dolore duro e muto Gesù si è abbandonato al Padre e ci ha aperto il cammino della vita. Noi non lo avremmo fatto; ci saremmo abbandonati al nulla. Lui no; Lui si affida e ci salva”.

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