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Via Crucis: la “banalità del male” e “le piaghe dei bambini profanati nella loro intimità”

“Quel corpo spogliato di tutto fuorché dell’amore racchiude in sé l’immenso dolore dell’umanità e racconta tutte le sue piaghe. Soprattutto quelle più dolorose: le piaghe dei bambini profanati nella loro intimità”. Nella decima stazione, dove Gesù è spogliato delle vesti, c’è “la banalità del male”, personificata dai soldati che “mentre il Figlio di Dio subisce i supplizi della croce, continuano imperterriti a condurre una vita in cui le passioni hanno il sopravvento su tutto”. È “il grande paradosso della libertà”: di fronte alla morte di Gesù “ogni uomo può scegliere: contemplare il Cristo o tirare a sorte”. Nella nudità di Gesù, c’è “tutta l’umanità sofferente”: “I corpi di uomini e donne, di bambini e anziani, di malati e disabili non rispettati nella loro dignità. Quante violenze lungo la storia di questa umanità hanno colpito ciò che l’uomo ha di più suo”. Per questo è necessario pregare “per chi è stato violato nel suo intimo. Per chi non coglie il mistero del proprio corpo, per chi non l’accetta o ne deturpa la bellezza, per chi non rispetta la debolezza e la sacralità del corpo che invecchia e muore. E che un giorno risorgerà”. L’alternativa, come dimostra l’undicesima stazione, è tra la “logica della cultura dello scarto”, che “chiede a Dio di eliminare tutto ciò che non è utile e non è degno di essere vissuto”, scelta dal primo ladrone, e quella di “accettare la volontà di Dio anche nelle condizioni peggiori”, scelta dal secondo ladrone: “È il trionfo della cultura dell’amore e del perdono. È la follia della croce nei confronti della quale ogni sapienza umana non può che svanire e ammutolire nel silenzio”.

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