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Pasqua: mons. Lorefice (Palermo), “possa ognuno essere testimone audace e credibile del Crocifisso Risorto”

“Non c’è mattino più dolce del mattino di Pasqua, fatto di un’alba a lungo attesa, di una corsa trafelata, di un sepolcro vuoto, di un annuncio sconvolgente che passa di bocca in bocca e, prima ancora, di cuore in cuore: Cristo è risorto, è veramente risorto!”. Lo scrive, nel suo messaggio per Pasqua, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. Il presule chiede al Signore “per ciascuno di noi la grazia di entrare in questo mistero di luce o nella luce di questo mistero, accogliendo nella nostra vita l’annuncio della Pasqua e facendone il cardine della nostra testimonianza tra le case degli uomini, in mezzo alle opere e ai giorni della nostra gente, spesso così affaccendata ma pur sempre alla ricerca di Luce nella notte che turba l’esistenza”. Monsignor Lorefice pensa “particolarmente a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, a casa o negli ospedali; alle tante situazioni di disagio e sofferenza che molti fratelli e sorelle devono affrontare in questo periodo a causa della mancanza del lavoro o della casa; a quanti sono coinvolti nei molteplici fenomeni migratori che conducono sulle sponde della nostra Isola migliaia di fratelli, spesso in condizioni disumane, cui la comunità cristiana deve offrire un’accoglienza affettuosa e generosa, capace di trovare sempre nuove forme di com-passione attinte da quella fonte inesauribile che è il cuore di Cristo, buon Samaritano, che sia da stimolo alle Istituzioni perché sempre più pensino il loro mandato a partire dai più deboli e dagli ultimi”.

Un pensiero del tutto speciale e paterno a “Biagio Conte, testimone instancabile della prossimità di Dio Padre verso i suoi figli più poveri, e alle sue diverse comunità di accoglienza in cui nella ferialità della vita si fa esperienza di speranza e carità”. L’arcivescovo conclude: “Possa ognuno essere testimone audace e credibile del Crocifisso Risorto, dell’Innalzato Glorioso e possa passare il testimone a quanti incontra nel proprio cammino, sapendo che la fede si trasmette per contagio e che non è un tesoro da tenere nascosto, come spesso ci ricorda Papa Francesco invitandoci ad essere Chiesa in uscita. Vorrei che la nostra Chiesa palermitana vivesse e agisse a partire dalla risurrezione di Cristo.

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