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Pasqua: mons. Arnolfo (Vercelli), vicini a chi cerca di sopravvivere “con gesti concreti di condivisione”

Un messaggio con il pensiero per quei “molti, troppi” che non ricevono né inviano auguri e per i quali Pasqua è un giorno come gli altri, in cui cercare di sopravvivere”. Lo scrive l’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, nel suo messaggio di auguri pasquali sul settimanale diocesano “Corriere Eusebiano”. “Sono accampati nel fango al freddo, stanno cercando da troppo tempo lavoro vicino a noi, soffrono nella solitudine dell’incomprensione o della malattia, vivono dietro le sbarre oppure piangono le vittime di incidenti stradali o di efferati attentati terroristici – sottolinea monsignor Arnolfo -. Proprio a loro vorrei dire Cristo è risorto, non con le parole, che nella loro condizione di sofferenza potrebbero suonare vuote se non offensive, ma con gesti concreti di condivisione e con la gioia del Vangelo sul volto, per averlo già incontrato”. Sì, afferma il presule, “quando è possibile, prima di far correre messaggi sulla carta o su internet, camminiamo noi, quando non possiamo correre, verso i nostri fratelli di casa o di quartiere, e scambiamo personalmente i nostri sguardi, cercando di condividere sinceramente le nostre situazioni di vita”. L’arcivescovo ricorda l’esempio di don Pio e Caterina, che per la strada di Inhassoro in Mozambico, hanno incontrato “due fratellini orfani che vivevano in estrema povertà, con segni evidenti di denutrizione. Non avevano nessun documento di identificazione, li hanno iscritti all’anagrafe e accolti nella missione dove già vivono altri bambini orfani”. Monsignor Arnolfo annuncia anche che a breve a Vercelli “dovrebbero iniziare progetti nuovi di accoglienza, integrazione sociale, di distribuzione del cibo e di condivisione di vita, per annunciare, non solo a parole, che tutti sono chiamati a risorgere con Cristo”.

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