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Iraq: patriarca Sako, messaggio Pasqua, “Cristo incoraggiamento a rimanere uniti nella nostra terra”

“Cristo morto e risorto è un segno di speranza, un incoraggiamento a rimanere uniti su questa nostra terra, in cui i cristiani devono continuare ad essere ‘modello di luce e speranza’, fedeli alla ‘famiglia irachena’”. È quanto afferma Louis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei e presidente della Conferenza episcopale irachena, nel messaggio per la Pasqua pubblicato all’inizio delle celebrazioni della Settimana Santa. “Ci troviamo davanti ad una nazione ancora divisa, un panorama triste, doloroso e frustrante. Tuttavia emergono dei segni di speranza e per questo bisogna impegnarsi per salvare la nazione da ulteriori disaccordi, conflitti e combattimenti, da altri morti e sfollati, da ulteriori devastazioni, stress, ansie e paure”. Sako invita cristiani, musulmani, yazidi e sabei a “restare uniti e dialogare in modo serio, con apertura e onestà, per una vera riconciliazione nazionale. Mostriamo a tutti che siamo in grado di aprirci gli uni agli altri e che siamo in grado di vivere a dispetto delle differenze reciproche, e di dar vita a una squadra unita di uomini e donne che si facciano carico di salvare la nazione e noi stessi. La politica non è un gioco di interessi, quanto piuttosto senso di responsabilità, è intelletto, saper prendere decisioni, anche coraggiose, per dar vita a riforme cui il nostro popolo aspira da troppo tempo”. Dal patriarca anche una esortazione a “fare affidamento sulla saggezza e sulla pazienza, per rimanere uniti su questa nostra terra, in cui siamo nati, in cui abbiamo vissuto per 1400 anni assieme ai musulmani, costituendo un’unica civiltà” e a “non cadere in confusione. Non lasciate che altre persone, società e nazioni traggano vantaggio dalle nostre angosce e finiscano per disperdere le nostre famiglie ai quattro angoli della terra (50 qui, 100 là)”. “Vi invito – afferma Sako – a essere persone cristiane cariche di umanità, patriottiche, come Cristo stesso ci chiede di essere: imparziali, amorevoli, presenti e attive, modello di “luce e speranza”, fedeli al nostro Paese, la “nostra casa”, devoti ai nostri fratelli e sorelle iracheni, la “nostra famiglia”. Se comunichiamo con tutti, ci integriamo e cooperiamo per costruire un presente migliore e un futuro insieme, la nostra presenza non sarà mai minacciata”.

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