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Cardinale Betori: ai preti, “non siamo soli in un cammino non poche volte aspro e problematico”

“Profezia, regalità e sacerdozio, che danno sostanza all’esistenza cristiana, ci appartengono in un modo tutto particolare, cari presbiteri e diaconi, in quanto a noi, in forza dell’Ordine in cui siamo costituiti, ci spettano nella forma del ministero, rispettivamente come segno di Cristo pastore del gregge e come segno di Cristo servo degli uomini”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, nella Messa crismale celebrata questa mattina in cattedrale, ricordando che si tratta di “compiti particolarmente gravosi oggi, quando l’individualismo erode ogni relazione e appartenenza, distruggendo le ragioni della comunione e quindi della comunità, come pure l’utilitarismo tende a spegnere ogni anelito di dedizione e di cura verso i fratelli, sminuendo il senso stesso del servizio e irridendo ogni forma di umiltà che esso presuppone”. “C’è il rischio – ha aggiunto – dell’incomprensione, da cui possono scaturire atteggiamenti di inquietudine, di solitudine, di esclusione”. Ma “i molti esempi di generoso impegno pastorale tra voi – ha precisato – mi dicono quanto nel nostro presbiterio tali pericoli, da cui non siamo ovviamente esenti nessuno, trovano però adeguati antidoti”. “Non siamo soli”, ha rimarcato Betori, ricordando che “ci soccorre anzitutto la misericordia del Padre, che ci rialza e ci sostiene nelle nostre fragilità. Ci è assicurata la presenza dell’unico Pastore e Servo Gesù, che non lascia mai soli i suoi ministri e si pone di fronte a noi non solo come un modello a cui tendere, ma anche come un compagno di viaggio su cui appoggiarci, entrando sempre più in intimità di amicizia con lui. Ci è dato il dono della comunione nel presbiterio e nella comunità diaconale, una comunione fondata sull’unità del sacramento che ci ha generati, sulla saldezza della successione apostolica che custodisce e garantisce la fede, sugli affetti fraterni che siamo chiamati a coltivare creando occasioni di incontro, di dialogo, di comune esperienza nella fede e nel servizio al Vangelo. Ci accompagna l’intero popolo di Dio, i fedeli a cui siamo inviati, che sanno di non poter fare a meno di noi per incontrare la parola di Gesù, i suoi sacramenti, il suo perdono”. E quindi, ha concluso, “non siamo soli in un cammino non poche volte aspro e problematico”.

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