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Card. Betori (Firenze): “Abbiamo bisogno del messaggio di vita che viene dall’Eucaristia”

È un tempo, il nostro, “in cui incombono pericolose forme di oppressione e di sfruttamento che limitano o violano la libertà di persone e popoli: le persistenti diseguaglianze sociali che allontanano sempre più i pochi individui e popoli ricchi dai tanti individui e popoli che giacciono nella miseria; il furto di futuro che subiscono le nuove generazioni anche nelle società avanzate, a causa dello squilibrio di diritti e possibilità tra generazioni; lo sfruttamento del corpo della donna, violata nella sua dignità di persona e posta a servizio dei desideri di uomini e donne nell’ambito più sacro della vita che è la generazione”. Lo ha denunciato stasera il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nella Messa in Coena Domini, celebrata in cattedrale. E, ha aggiunto, “non sono migliori gli scenari sul fronte della fraternità, offesa dagli egoismi eretti a sistema nell’ottica della società degli affari e dei consumi”; “fraternità svilita dalle relazioni ridotte a esperienze episodiche, avendo perduto l’orizzonte impegnativo della responsabilità di una scelta che impegni per sempre il futuro”; “fraternità lesa dal venir meno della coscienza dei propri doveri verso gli altri, nelle forme ad esempio di ingiustizie e corruzioni o nella sottovalutazione delle proprie responsabilità, come accaduto sulle strade della Spagna, dove si sono spente giovani vite che piangiamo come nostre figlie”; “fraternità impoverita dalla consunzione della trama del tessuto sociale, diventato preda di interessi e di profitti, fino alla giustificazione di quelli meno leciti (solo per citare due ambiti: la libera circolazione del gioco d’azzardo che fagocita persone e distrugge famiglie; l’incentivazione della cosiddetta maternità surrogata con il riconoscimento di legami adottivi impropri)”. Per il porporato “non c’è chi non veda di quanto bisogno abbiamo del messaggio di vita, di liberazione e di fraternità che viene dalla Cena eucaristica. Un bisogno che impegna; perché entrare in questo orizzonte richiede a tutti una conversione che Gesù esemplifica nel gesto narrato dal vangelo di Giovanni: la lavanda dei piedi, farsi servi gli uni degli altri”.

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