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Siria: mons. Vasil’ (Chiese orientali), “vogliamo una risurrezione per l’intera nazione siriana”

“Da una parte c’è il desiderio di rimanere e continuare a vivere in patria nel modo più normale possibile. Dall’altra non si può negare che c’è una tendenza allo scoraggiamento”. Così l’arcivescovo Cyril Vasil’, segretario della Congregazione per le Chiese orientali, descrive al sito Terrasanta.net i “due desideri contrastanti” dei cristiani siriani. Riferendo del suo recentissimo viaggio in Siria, durante il quale ha potuto parlare con i cattolici locali e visitare alcune città, tra cui Tartus, Damasco, Saydnaya e Yabrud, per arrivare anche al monastero di Mar Musa – fondato da padre Paolo Dall’Oglio, rapito dai fondamentalisti nel 2013, e del quale non si hanno purtroppo ancora notizie – l’arcivescovo racconta la “fatica di trovare una prospettiva per il futuro, non solo a causa delle persecuzioni dirette, ma anche per una situazione di tensione nei confronti dei cristiani che perdura da molto tempo. Così i cristiani sono portati a emigrare. Si tratta di due tendenze presenti in tutte le comunità parrocchiali, diocesane e nelle famiglie stesse… Spesso gli anziani preferiscono rimanere, ma al tempo stesso desiderano un futuro per i loro figli. Questo provoca grande sofferenza”. Tuttavia non manca nei cristiani siriani la speranza di convivere con i musulmani: “ci sperano ancora – dice mons. Vasil’ – perché nel recente passato non hanno mai avuto difficoltà di convivenza; anzi, la società siriana è stata contrassegnata da una fraterna e pacifica convivenza. Adesso una radicalizzazione del fondamentalismo islamico, spesso di radice straniera, ferisce questo tessuto. L’equilibrio di un tempo è danneggiato e purtroppo è difficile dire cosa avverrà in futuro”. Nell’intervista il segretario della Congregazione per le Chiese orientali afferma di essere stato “in zone sotto il controllo del governo centrale e tutto mi è sembrato sicuro e pacifico. Anche per la tregua, che sembra reggere, non ho visto alcun tipo di ostilità. La vita nelle grandi città sembra normale, se non fosse per i continui check-point della polizia e dell’esercito. Certamente la situazione non è così nelle zone in cui il conflitto è vivo. Non ho potuto verificare di persona, ma la testimonianza delle persone che vengono da zone periferiche conferma che la situazione è molto precaria sia per aspetti umanitari come cibo, acqua e corrente elettrica, sia per il pericolo immediato di essere feriti o rapiti anche dalla criminalità comune”. La speranza di mons. Vasil’ è che si possa celebrare la Pasqua normalmente. Una risurrezione che vogliamo per la Siria, per l’intera nazione e per i cristiani in modo particolare”.

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